Cannata Giuliano

Si spegne signori, si chiude. L’era della diminuzione

In questi giorni a Tortona e ad Alessandria è stato presentato l’ultimo libro di Giuliano Cannata. Peccato che mancasse il libro.

Di conseguenza vi segnaliamo che dopo Pasqua il libro sarà acquistabile a Tortona, presso la libreria NAMASTÈ in via Emilia n. 105

Chi avesse problemi mi può inviare una e-mail e provvederò io a inviarlo. Il costo è di euro 15,50 comprese le spese di spedizione

Lo faccio perché ho avuto modo di conoscere Giuliano molti anni fa ed ero rimasto colpito (inizio anni Ottanta) dalla lucidità e degli argomenti utilizzati per farci capire quanto dissennata fosse la gestione dei fiumi da parte dei vari Geni civili, Magistrato del Po, Province, Regioni e sindaci.

Ora l’ho un po’ perso di vista, ma so che si occupa sempre di grandi progetti nel Terzo mondo, insegna Pianificazione di bacino all’Università di Siena e dirige l’Autorità di bacino del Sarno.

Questo libro non è specificatamente incentrato su temi ambientali, ma su una tesi di fondo: la rivoluzione demografica che porterà a una forte diminuzione della razza umana

Vi propongo questa recensione per avere un’idea del libro

Tra i fattori destabilizzanti del momento si indicano soprattutto la mancata ‘ridistribuzione della ricchezza’ e il divario sempre maggiore tra popolazione povera e popolazione ricca.

Ritengo l’espressione ‘ridistribuzione della ricchezza’ un falso problema, se non addirittura una fetecchia economico-sociologica. In un mondo che ha già mostrato i suoi limiti (nel senso di sfruttamento delle risorse) e le sue contraddizioni, ‘ridistribuire’ le ricchezze invece che monitorare le necessità oltre che un suicidio collettivo è la dimostrazione più concreta dell’imbecillità umana.

Non mi convince nemmeno il recente ‘spauracchio’ dell’impoverimento della classe media: è una sorta di coperta di Linus gettata in aiuto alla parte più consistente della popolazione che non ha ancora capito di aver vissuto al di là delle proprie capacità, nella ricerca appunto di un livellamento generale delle ‘ricchezze’: di nuovo, un suicidio.

Ecco che un libro come Si spegne signori si chiude di Giuliano Cannata, ingegnere ed esperto di acque e territorio, viene in aiuto ed in qualche modo offre un appiglio a quelle persone che pur riconoscendo il momento negativo dell’attuale economia, non si lasciano confondere dall’isteria di massa e dal piagnisteo funereo (ma salvifico) dell’abbassamento dei consumi.

La tesi fondante del saggio è piena di fascino e voglio riassumerla in una frase ad effetto e molto riduttiva, ma altrettanto seducente: la riduzione della natalità salverà il mondo.
Perché di questo si conciona quando Cannata parla di ‘era della diminuzione’, affrontandola con coraggio e senza peli sulla lingua: il senso del libro essendo l’antropologia della diminuzione, la mutata disponibilità (addirittura il rifiuto) a procreare, è chiaro che c’è da approfondire l’effetto immediato della conquistata e facile (repentina) padronanza del proprio corpo alla luce (mediata, profonda) della nuova sociologia a dominio femminile. Quel possibile rifiuto, così sconvolgente, e il pesante fardello corporale respinto.

Quella che Cannata chiama ‘nuova sociologia a dominio femminile’ è sotto gli occhi di tutti non perché sia effettivamente tale, ma perché sta creando, lentamente, cambiamenti comportamentali e sociologici che ovviamente si rispecchiano sull’intera economia.
Ma l’ingegnere va oltre: azzarda a dire che la negazione (cioè la necessità della diminuzione) è storica. Il soffocamento “casuale” dei neonati nel lettone dei genitori … che portò all’obbligo canonico della culla sospesa, l’esposizione al freddo, i Pollicini del bosco… Il bisogno d’infanticidio non solo per sfuggire lo status di reietta della madre nubile e dell’adultera costretta a mostrare il frutto, ma ancora più forte per fuggire il peso orribile della famiglia “normale”, del quinto o del sesto figlio. Un numero come sei gravidanze che coincideva statisticamente con la probabilità totale uguale a uno della morte per parto.
In un mondo dove una parte si batte ancora per far ‘vivere’ un’esistenza vegetale, un’altra induce una fetta di popolazione a fare un secondo figlio per avere incentivi statali o il capo del governo che invita i cittadini a spendere comunque per non far fallire l’economia, la tesi di Cannata è al limite dell’inverecondia se non addirittura della sconcezza e dell’immoralità.
Che significato ha dunque, se le cose stanno così, il detto biblico: crescete, moltiplicatevi e riempite la terra? Ma davvero è possibile riempire la terra senza procedere ad un suicidio di massa? O non è più concreto ammettere che la decisione della vita da trasmettere sia oggi un fatto antropologico chiave, il luogo inconscio di tutte le scelte che, come si dice con giustezza nel saggio in questione, nessuno ha avuto ancora il coraggio di dire e affrontare?

Ma le conseguenze di tutto ciò? Secondo Cannata sono sotto gli occhi di tutti: colpisce stranamente che sia proprio il rifiuto a generare della specie dominante e divorante umana a “salvare” la terra nel momento di massimo stress, a garantire la possibilità, la difendibilità di enormi spazi vuoti, inaccessibili, presenti altrove. (…) La diminuzione in corso è doppia, un po’ meno uomini e un po’ meno roba prodotta da ciascun uomo.

Da questo, qualcuno potrebbe affermare (o temere) che siamo di fronte alla possibilità che siano le donne ad avere in mano il destino del mondo; ma al di là della responsabilità di ‘genere’ quello che Cannata, molto audacemente, affronta sta a cuore a tutti, come la riconsiderazione di concetti che credevamo convincenti e indiscutibili (si parlava prima di ‘ridistribuzione delle ricchezze’): primo fra tutti quello dello ‘sviluppo compatibile’. Quando si confonde la crescita con lo sviluppo, la pianificazione del futuro assume tutt’altre forme: era stata sinonimo di crescita (…) sarà presto sinonimo di tutt’altro, ora che lo sviluppo ha mostrato essere tutt’altra cosa, financo nei suoi aggettivi moderativi scioccamente consolatorii quali compatibile o sostenibile. Decisamente “sostenibile” è il più sciocco, ma compatibile, umano, umanizzato naturalizzato non sono da meno.

Mi preme chiudere con un suggerimento: il saggio di Cannata non è di facile lettura, questo riassunto, piuttosto ‘spiccio’ , non dà l’idea della complessità degli assunti e delle sue trattazioni. Ci vuole sangue e sudore per arrivare alla fine, ma quel che rimane al termine della lettura, è come il fango limaccioso del Nilo quando invadeva le terre: prima problematico, poi addirittura ‘nutriente’ per la coltivazione delle stesse.