Ricevo da Giuseppe Raggi e pubblico
da Il manifesto del 17 marzo 2009
di Manuela Cartosio - RIVALTA SCRIVIA (AL)
BIOETANOLO, IL PROGETTO C'È, LA TERRA NO
Una canna NEL MOTORE
Nel laboratorio di Rivalta Scrivia dove si sperimenta
la produzione di agrocombustile da arundo donax. Un comitato locale non vuole la raffineria.
L'azienda: «Troveremo un altro sito in Piemonte»
Cresce spontanea lungo gli argini e i fossi. È la canna comune, classificata da Linneo come arundo donax. L'abbiamo usata per fare zufoli e flauti, negli orti per sostenere fagioli e pomodori. Presto la metteremo nel motore. Ne è certissimo l'ingegner Guido Ghisolfi, vicepresidente della Mossi&Ghisolfi, che ci accompagna a visitare il laboratorio dove a breve partirà la produzione pilota di bioetanolo di seconda generazione ricavato dalle canne.
Il laboratorio - bellissimo, nuovissimo, lucentissimo, una quarantina di ricercatori in camice bianco - è a Rivalta Scrivia, frazione di Tortona, in provincia di Alessandria. Per passare dalla produzione pilota a quella semi-industriale restano da risolvere due problemini: trovare un sito dove installare la raffineria e avere a disposizione, nel raggio di 10-15 chilometri, almeno 4 mila ettari di terreno dove far crescere le canne. Lasciamoli in sospeso e occupiamoci degli antefatti.
Già nel nome Pro.e.sa (progetto etanolo da biomassa) il progetto della M&G dichiara un'ascendenza estera: la sigla in portoghese significa "prodezza". La multinazionale M&G possiede quattro grandi fabbriche di pet, la plastica per bottiglie, in Brasile, leader mondiale dell'etanolo da canna da zucchero. Ovvio per un'impresa chimica che opera da quelle parti farsi tentare dal business del bioetanolo.
«Ci siamo detti: si può replicare questa esperienza in altri climi e con altre colture?».
Dopo una falsa partenza con il mais, abortita sul nascere essendo criminale bruciare cibo per andare in automobile, M&G ha concentrato la ricerca sul sorgo da fibra e sulla canna comune.
Il sorgo ha un difetto: si taglia solo tra luglio e settembre e, quindi, va stoccato.
La canna, invece, si raccoglie tutto l'anno, richiede pochissima acqua e niente fertilizzanti.
Da un ettaro di arundo donax si ricavano tra le 40 e le 50 tonnellate di biomassa da cui si estraggono 10 tonnellate di alcol (una resa superiore a quella della canna da zucchero).
Come un turbine l'ingegnere ci spiega i tre stadi della lavorazione. Prima si triturano le canne e si separa la guaina esterna dalla cellulosa (è il pretrattamento). Poi, con l'idrolisi enzimatica, si spezzano le lunghe molecole zuccherine. Servono lieviti («li abbiamo importati dalla Danimarca») e micro-organismi («li abbiamo presi nel lago Yellowstone, sono abituati a lavorare a temperatura piuttosto alta, quindi permettono di produrre più in fretta e con impianti più piccoli»). Dopo la fermentazione (terzo stadio) si separa il bioetanolo dalla lignina.
Il primo è alcol incolore dentro un'ampolla, la seconda è una polvere marrone dentro una scatoletta. «Bruciando la lignina produrremo il vapore e l'energia per alimentare il ciclo produttivo.
Il bioetanolo è un combustibile rinnovabile che, bruciando, non produce zolfo e micropolveri. Però, come la benzina, emette anidride carbonica. La benzina rilascia la CO2 immagazzinata nel petrolio migliaia di anni fa, gli agrocarburanti emettono tanta CO2 quanta ne sequestrano ora le piante da cui vengono ricavati. «La differenza non sta nel tubo di scarico, ma nel campo». Ne consegue che per produrre gli agrocombustibili andrebbero occupati terreni marginali, non coltivati in precedenza o in disuso.
Se si piantano il sorgo, le canne, il miscanto al posto del mais o del grano, la CO2 sequestrata sul campo non è aggiuntiva ma sostitutiva. Anzi, diminuisce perchè le piante alimentari catturano più CO2 di quelle per fare gli agrocarburanti di seconda generazione.
In un paese denso come l'Italia dove si trova l'enorme quantità di terreno «vuoto» necessaria per una produzione non di nicchia di agrocombustibili?
«Impensabile sostituire con il bioetanolo i 12 milioni di tonnellate di benzina che consumiamo annualmente in Italia», concede l'ingegner Ghisolfi. Lui si accontenterebbe di sostituirne il 25%. Per farlo servono 4,25 milioni di tonnellate di etanolo e, quindi, 340 mila ettari di terreno. «Che si possono recuperare su un set aside di 600 mila ettari». Un esempio? La chiusura delle zuccherificio di Casei Gerola ha «liberato» tra la provincia di Pavia e di Alessandria 13 mila ettari prima coltivati a barbabietole. Ettari concupiti (invano, per ora) dalla M&G che avrebbe bisogno di 10 mila ettari per un impianto su scala industriale di bioetanolo da arundo donax. Quanto guadagnerebbero gli agricoltori a coltivare canne? «800 euro netti l'anno per ettaro. In due anni ammortizzerebbero l'investimento iniziale per piantare i rizomi, 8 mila pezzetti di canna per ettaro. Poi, l'arundo cresce da sola e si taglia con una normale mietitrebbia».
Il bioetanolo da canna gentile costerebbe 35 centesimi al litro, 15 in meno della benzina con il petrolio a 40 dollari al barile. «Il mercato c'è e non abbiamo bisogno di sussidi».
Sembrerebbe una strada tutta in discesa, invece il percorso si è inceppato sull'uscio di casa. Il comitato "Rivalta vivibile" si è opposto alla costruzione della raffineria di bioetanolo, che verrebbe ad aggiungersi all'interporto, alla Logistica Gavio, al Parco scientifico-tecnologico, al megadeposito di auto Daewo, alla fabbrica di vernici Boero. Mentre sono pendenti un paio di ricorsi al Tar e diverse carte bollate, a sorpresa la M&G ha annunciato che rinuncia a installare l'impianto a Rivalta. Cercherà un altro sito. Sempre in Piemonte, ma in un'area industriale, così non dovrà modificare la destinazione d'uso del terreno ed eviterà la valutazione d'impatto ambientale. «Vada a parlare con il signor Pernigotti, il presidente del comitato», suggerisce l'ingegner Ghisolfi, «capirà che è impossibile ragionare con uno che si lamenta perché il nostro impianto gli toglierebbe la visuale del Monte Rosa e sveglierebbe le lepri e i fagiani».
Renzo Pernigotti, pensionato di 68 anni, è un bel peperino.
«Capo primo, l'ingegner Ghisolfi dovrebbe ringraziarci. Opponendoci, gli abbiamo impedito di buttare soldi dalla finestra con la pazzia del bioetanolo da mais». Ora «c'è tanta euforia per le canne, ma la terra dove piantarle io non la vedo». Inoltre, «un conto sono gli esperimenti in laboratorio, un altro la produzione su scala industriale. Ci vorranno ancora tre o quattro anni». Dall'università di Padova Sergio Casella, microbiologo del dipartimento di biotecnologie agrarie, conferma: tra la sperimentazione e la produzione si frappongono «almeno quattro colli di bottiglia». Per superarli ci vorrà tempo. «E' così in tutta Europa, una tecnologia di seconda generazione a regime non c'è ancora».
La rinuncia della M&G a costruire la raffineria a Rivalta Scrivia, confermata anche dalla giunta provinciale, non convince il comitato. «Poche settimane fa l'azienda ha depositato all'assessorato ambiente provinciale integrazioni al progetto e richieste di proroghe», afferma Pernigotti, «noi restiamo all'erta». A giugno si vota, oltre che per le europee, per la provincia di Alessandria e per il comune di Tortona. «E' una mossa elettorale», taglia corto il portavoce del comitato. Quasi sicuramente in provincia vincerà il centrodestra, alleatosi con l'Udc (situazione rovesciata al comune di Tortona, dove l'opposizione di centrosinistra corre con l'Udc). Quando si saranno diradati i fumi elettorali, prevede Pernigotti, «il sito di Rivalta tornerà in auge».
«Industria, servizi e logistica nella nostra zona si sono già mangiati 5 milioni di metri quadrati di terreno una volta fertile. Ci stanno cancellando per fini speculativi, non di progresso». Ammette che gli agrocarburanti, «se fatti bene», possono essere un passo avanti. Ma torna a battere sullo stesso chiodo, la tanta terra che servirebbe e che non c'è.
Pro.e.sa ha spaccato la sinistra e gli ambientalisti piemontesi.
«Noi non firmiamo cambiali in bianco», dice il dottor Carmelo Ciniglio, candidato sindaco del Prc a Tortona. Secondo i suoi calcoli, per il progetto Pro.e.sa (costo complessivo 120 milioni di euro, se verrà realizzata la raffineria) la M&G ha ricevuto 20 milioni dalla Regione Piemonte e 12 dalla Regione Lombardia. «Siamo più che favorevoli alla ricerca. Vorremmo solo ricordare che fin qui l'abbiamo pagata noi, non l'azienda».