Da “Repubblica” di sabato 27 dicembre 2008

"I risparmi postali per le grandi opere"
è rivolta contro il decreto del governo

Lettera-denuncia di 25 associazioni ambientaliste e dei consumatori

Nel corso della riunione AFA a Rigoroso il 15 dicembre abbiamo preannunciato la volontà del governo di infilare le mani nelle tasche dei pensionati e in generale di tutti coloro che hanno depositato i loro risparmi alle Poste. Dopo aver tagliato su tutto per salvare i banchieri e assicurare loro compensi da capogiro, per garantire al Cai guadagni certi sulle spoglie dell’Alitalia, per favorire in tutto gli speculatori di aree da cementificare, ridotto all’osso i soldi alla scuola e agli ospedali per distruggere eccellenze riconosciuteci a livello mondiale per passarle ai privati, ora è venuto il momento di colpire il piccolo risparmio e dirottarlo a favore di opere spesso inutili - come il Terzo Valico - con unico scopo di trasferire questa ricchezza nelle casseforti di imprese rapaci e dei loro lacchè distribuiti ovunque (in Parlamento, nella TV, nei giornali, nell’Amministrazione pubblica, nelle associazioni malavitose).
Ci sono mille priorità in questo periodo di crisi e i soldi vanno reperiti non certo nel piccolo risparmio, un tempo osannato e ora messo a pari livello di un comportamento antisociale (spendete, spendete, acquistate di tutto, risparmiare è segno di pessimismo e di ostilità verso il governo).
Eppure l’uomo che definisce eroe il suo stalliere mafioso ci dice che il suo compito principale per il 2009 sarà quello di mettere una putrefatta classe dirigente al sicuro dalla giustizia e di eliminare le intercettazioni telefoniche (in tal modo l’operaio appena licenziato avrà la grande soddisfazione di poter telefonare alla moglie annunciandole questo dramma, che coinvolgerà tantissime persone, senza il rischio di essere intercettato.
E le difficoltà a tirare avanti? Per lui non esistono, anzi è convinto che quei “comunisti” che hanno un piccolo deposito alle Poste, creato con la liquidazione e, un tempo, con un piccolo margine della pensione, vengano puniti derubandoli. Tanto avranno sempre la TV che li informa ampiamente sul fatto che a dicembre nevica sulle Alpi, che il Berlusca si sente un diciottenne e fra poco attraverserà a nuoto l’Adriatico, che milioni di italiani vanno qui e là per le vacanze natalizie. Non una voce che dica loro: “Attento al portafogli che te lo stanno svuotando!”

Questo il testo dell’articolo

Rassicuranti, con ren­dimenti magari non stratosferici, ma puntuali e benedetti. I libretti postali e i buoni fruttiferi sono una antica certezza per i rispar­miatori italiani. Ma ora questo pi­lastro vacilla, per colpa del decre­to anticrisi. Venticinque asso­ciazioni sospettano che il gover­no voglia mettere le mani sul ri­sparmio postale, oggi custodito dalla Cassa Depositi e Prestiti. La mossa servirebbe a finanziare nuove grandi opere, magari dalla dubbia utilità. Le associazioni Wwf, Italia Nostra, Lipu, Legam­biente e Comitato per la Bellezza, tra le firmatarie della denuncia.
La denuncia - sottoscritta an­che Adiconsum, Adusbef, Coda­cons, Lega dei Consumatori, As­soutenti, Movimento Consumatori - parte dall'articolo 22 del de­creto anti-crisi. C'è scritto che il governo può attingere al rispar­mio postale per realizzare «ope­razioni di interesse pubblico»che siano promosse dallo Stato, dalle Regioni, da altri enti. «In questo modo, si legge nella lette­ra-denuncia, si abbatte la netta separazione che finora ha con­sentito di tutelare i 190 miliardi versati da milioni di risparmiato­ri sui libretti di risparmio e inve­stiti in buoni fruttiferi». Tutti sol­di che sono nella disponibilità della Cassa Depositi e Prestiti, controllata per il 70% dal ministero della Economia.Il nuovo meccanismo - conti­nua la lettera-denuncia - stravol­ge la regola che consentiva alla
Cassa di finanziare le grandi ope­re, «ma solo grazie alla emissione di titoli (obbligazioni) non garan­titi dallo Stato». Questa vecchia benedetta regola teneva fuori i ri­sparmiatori «da complesse ope­razioni economico-finanziarie, ad alto rischio».
Per la verità, il decreto anti-cri­si non attinge al "tesoro postale" in modo automatico e rimanda a decreti attuativi che individue­ranno solo più avanti le «opera­zioni» finanziabili. Ma questa precisazione non rassicura gli ambientalisti e i consumatori, che fanno due conti.
Il Primo Programma per le infrastrutture, set­te anni fa, stimava in 125,8 miliar­di i soldi necessari (delizioso il re­fuso nel comunicato stampa che parla di 125,8 miliardi di "neuro", e non di euro). Oggi - battute a parte - il Servizio Studi della Ca­mera calcola una spesa di 305 mi­liardi. Insomma: i costi lievitano di giorno in giorno, e così i rischi.
Infine gli ambien­talisti e consumatori ricordano come il risparmio postale sia il frutto dei sacrifici di impiegati, immigrati, anziani che lo preferi­scono perché a basso rischio. La lettera-denuncia chiede quin­di che i compiti della Cassa siano definiti da un disegno di legge ap­provato con calma dopo un ade­guato dibattito alle Camere; e che siano cancellati dal decreto anti­crisi le norme puntate sul cuore del risparmio postale.

L’Associazione AFA ovviamente aderisce in toto a questo comunicato