IL SI E IL NO AGLI IMPIANTI EOLICI
di Danilo Bottiroli per conto della Federazione alessandrina dei Verdi

La notizia dell’ennesimo possibile impianto eolico in Vallemme, precisamente a Carrosio, deve far riflettere ulteriormente i cittadini sul proliferare non tanto dello sfruttamento del vento per produrre energia, pratica da diffondere ulteriormente, ma di torri alte decine di metri, spesso vicino al centinaio, che deturperanno il territorio e il paesaggio lasciando ai comuni ospitanti poche decine di migliaia di euro l’anno e qualche lampadina pubblica illuminata. L’energia prodotta andrà altrove e i promotori degli impianti potranno speculare grazie ai contributi statali all’energia alternativa, perché sembra questa la sola motivazione che spinge i vari soggetti privati a muoversi verso l’eolico. In Vallemme quello di Carrosio, se realizzato (ma lo sarà certamente), sarà il quarto impianto in un raggio di pochi chilometri, che si sommerà a quello di Voltaggio-Ronco (11 pale, alcune a ridosso delle abitazioni e in zona a rischio idrogeologico), a quello di Fraconalto (in fase di studio) e a quello di Ceranesi, al confine con Bosio e l’area protetta del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. La valle diventerà una lunga sequela di torri eoliche, lasciando sul territorio praticamente nulla e devastando un paesaggio bellissimo. Lo stesso accadrà tra Val Curone e Val Borbera, sui crinali dei monti Giarolo, Ebro, Gropà e Roncasso, dove le due comunità montante intendono arrivare a 44 torri da circa 100 metri ciascuna. Una contraddizione rispetto all’opposizione di soli tre anni fa, quando Enel venne cacciata per rischi idrogeologici e danni all’ambiente. Il solo aspetto positivo è che i proventi resterebbero al territorio ma, a quanto pare, sembra che le porte per Enel si stiano riaprendo.
I Verdi per la Pace della Provincia di Alessandria sono assolutamente favorevoli all’utilizzo di fonti alternative per la produzione di energia, ma ritengono anche che lo sfruttamento del vento debba avvenire innanzitutto nell’ambito di una pianificazione degli impianti e soprattutto in una logica di autonomia energetica locale.
Se ogni comune si impegnasse a realizzare un sistema misto di sfruttamento del vento e del sole potrebbe crearsi la sua energia con piccole torri eoliche, attraverso piccoli impianti a livello familiare. In questo si abbatterebbe lo spreco energetico, lasciando sul territorio l’energia prodotta ed evitando quel gigantismo dannoso sotto tutti gli aspetti: è infatti ormai noto che la soluzione delle fonti alternative (solare, eolico, ecc.) sia veramente fruttuosa e sostenibile se attuata a livello di piccola utenza.
Grandi impianti destinati alla mercificazione delle risorse rischiano talvolta di causare danni ambientali maggiori dei benefici al territorio nei quali vengono insediati, tanto più quando la vocazione degli stessi territori è di tipo turistico ed in questo senso l’esempio della Sardegna, massacrata da gigantesche pale, che ha bloccato l’insediamento di ulteriori parchi eolici nel proprio territorio ci sembra, quanto meno, illuminante!