Ma il ritorno per molti non fu (dalla canzone Gorizia)

Esco un attimo dalle abituali considerazioni sui problemi ambientali per manifestare l’indignazione di coloro che una quarantina di anni fa erano riusciti a staccarsi dalla retorica della Guerra vittoriosa, del sacrificio della vita per la patria, delle celebrazioni ampollose con tanto di medaglie ai cavalieri di Vittorio Veneto e ciò tramite i documenti pubblicati nei libri degli anni Sessanta, tramite il libro “Un anno sull’Altipiano” o tramite film come La Grande Guerra e soprattutto “Uomini contro”.

Da alcuni giorni impazza in TV Ignazio La Russa che, affiancato dai soliti viscidi Vesputi, reintroduce le celebrazioni in stile fascista del IV novembre. Se è vero, come dicono, che il 70% degli italiani è ipnotizzato da Berlusconi per cui siamo incapaci di indignarci e di reagire, assai più grave mi pare mettersi in fila dietro La Russa e ascoltare senza alcuna reazione le sue immense balle.

Di conseguenza aderisco completamente al messaggio pervenuto da Alberto DeAmbrogio di Torino e che qui rilancio.

“Non ho mai partecipato alle celebrazioni del 4 novembre perché non mi sono mai riconosciuto nella parte che festeggiava le Forze Armate. Ovviamente non ho niente di personale contro i singoli appartenenti alle Forze Armate e penso che debbano essere ricordate tutte le persone che hanno perso e stanno perdendo la vita a causa di guerre volute da altri, ma ritengo, come pacifista, che in nessun modo si debbano glorificare le armi e coloro che le usano o potrebbero usarle.

Quest’anno ritengo importante intervenire con queste righe per la particolare caratteristica che il ministro La Russa ha voluto dare alla giornata del 4 novembre, trasformandola in una solenne celebrazione della prima guerra mondiale.

Quella che dovrebbe essere una giornata di lutto per ricordare le vittime di quella sciagurata guerra e una giornata di festa per ricordare la FINE di quel massacro che è stata la prima guerra mondiale, si sta trasformando in un momento di celebrazione retorica della morte vista come “sacrificio per la Patria” e glorificazione della guerra.

La guerra del 1915-’18 fu un’aggressione all’Austria, una guerra che portò oltre 600.000 morti, contadini, montanari, proletari che vennero mondati a morire in prima linea (morti di fame contro altri morti di fame).

I soldati vissero 4 anni in trincee simili a tane, senza scarpe, al freddo, affamati ed in condizioni igieniche insopportabili, feriti, con cancrene, insieme ai cadaveri in decomposizione, con la prospettiva non solo di fronteggiare gli austro-ungarici, ma anche e soprattutto di subire i soprusi e gli ordini omicidi dei generali italiani, a partire dal generalissimo Luigi Cadorna, comandante in capo all’inizio del conflitto, che trattavano i soldati come veri e propri servi della gleba,.

Un conflitto, quindi, di cui vergognarsi e da ricordare solo come esempio negativo a cui può arrivare la degenerazione della guerra e il disprezzo verso i più poveri e deboli.

Ora il ministro della Difesa, i questo momento di crisi dilagante, di fronte ai tagli di bilancio per la scuola, la sanità, i servizi essenziali per i cittadini, spende milioni di euro per celebrare il 4 novembre, inviando ufficiali nelle scuole e organizzando mega manifestazioni/concerti per celebrare retoricamente l’apologia della guerra e rinverdire una strana concezione dell’”amor patrio” basato sul sacrificio di sangue e su un’identità escludente.

In questo quadro penso che ognuno di noi non dovrebbe prestarsi a copertura di tali logiche, ma stigmatizzare tali atteggiamenti e lavorare affinché si mettano in atto politiche di pace, non incrementando le spese militari e non spendendo soldi per glorificare le guerre, ma investendo in sevizi per tutti i cittadini ed in politiche di inclusione”

Cordiali saluti”