Castelnuovo Scrivia
Alcune annotazioni sul Piano regolatore prossimo venturo

di Antonello Brunetti

L'autore di queste note nel 1986-1987 collaborò alla redazione del precedente piano e quindi non è del tutto uno sprovveduto in materia.
Questa analisi vuole solo far notare come quasi sempre da parte degli amministratori non si tenga nel dovuto conto la tutela del territorio, la conservazione delle sue testimonianze storiche e soprattutto non si eviti l'inutile consumo di suolo naturale.
Ricordo che nel 1987 tre furono i principi base: niente assurde aree industriali finalizzate a reperire contributi a pioggia; pochissime aree di espansione urbana e misure a favore del ripristino dei molti caseggiati interni disabitati; tutela ambientale e norme dettagliate per la salvaguardia degli aspetti rilevanti del paese (edifici antichi, dalle tracce medioevali sino al liberty, edicole votive, cappellette e chiese campestri, vecchi cascinali, testimonianze archeologiche).
Ora, per citare un esempio, addirittura si va a cementificare e asfaltare una intera centuria romana, in una zona che viene citata in tutti i testi di archeologia relativi alla centuriazione del territorio piemontese.
Questa mia segnalazione tramite il sito, e quindi a poche persone, nasce dal fatto che non ho altre possibilità di comunicare quanto segue visto che, nonostante la mia disponibilità, nessuno ha ritenuto opportuno chiedermi una collaborazione, oltretutto gratuita.
Riporto, su 12 punti della relazione, solamente i tre che possono incuriosire il lettore non castelnovese.

PUNTO 6
- Nelle relazioni si dice che il verde è fondamentale e va incentivato, ma non appare alcuna percentuale, a parte l’indicazione di quel 20 % di superficie permeabile che sarebbe auspicabile intorno ai capannoni.
PROPORREI QUESTI INSERIMENTI
PAVIMENTAZIONI PERMEABILI Per favorire la creazione di un ambiente più ospitale nel concentrico cittadino e per migliorare la percolazione nel terreno delle acque piovane si prescrive che, dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento, per il rilascio di ogni autorizzazione edilizia che preveda la costruzione ex novo o la ristrutturazione sostanziale di un edificio, debba essere garantita, attraverso l’adozione di idonee soluzioni tecniche, la permeabilità di una superficie pari ad almeno il 20 per cento di quella scoperta nel Centro storico e il 30% di quella scoperta nel resto del Centro abitato e comunque su tutto il territorio comunale.
Nelle zone agricole è vietata la costruzione e la finitura di strade private o vicinali con materiali che riducano la permeabilità del sedime.
COSTRUZIONI RURALI Nel caso di autorizzazioni rilasciate per la costruzione di capannoni agricoli, la Commissione edilizia è tenuta a prescrivere una copertura arborea sul lato prospiciente la strada di accesso o, in alternativa, su due lati, a margine della costruzione. Sono consentite anche piccole formazioni boschive. La consistenza della copertura arborea è da valutare sulla base delle seguenti regole
* un soggetto arboreo di alto fusto (carpino bianco, pioppo, farnia, tiglio, platano, acero, ciliegio, ippocastano) ogni 40 metri quadrati di superficie coperta;
* un soggetto arboreo a medio fusto (carpino fastigiato, lagerstroemia, melo, pero, pesco, ecc) ogni 20 metri quadrati di superficie coperta;
* un soggetto arboreo ogni 30 metri quadrati nel caso di impiego contestuale di essenze ad alto e medio fusto.
I rapporti indicati sopra si riducono rispettivamente a un soggetto ogni 50 metri, ogni 30 metri e ogni 40 metri quadrati di superficie coperta nel caso in cui sia prevista anche la realizzazione di una siepe di arbusti pari ad almeno un terzo del perimetro della costruzione. Le specie vegetali impiegate dovranno essere scelte preferibilmente nel novero delle essenze autoctone, quali il biancospino, il ligustro, il sanguinello, ecc.

PUNTO 10
L’aspetto principale di questo nuovo Piano regolatore è il raddoppio dell’area industriale fra le strade San Damiano e Sgarbazzolo.
Ci sono due obiezioni fondamentali:
Che necessità c’è di consumare altro territorio?
Non sarebbe venuto il momento di riflettere fra la contraddizione di esaltare il passato del nostro paese e il distruggerne le tracce?
Vediamo subito il secondo aspetto.
- a - Vari testi di archeologia ricordano che il territorio di Castelnuovo, soprattutto a est della Scrivia, costituisce uno dei più importanti esempi di centuriazione romana.
Ad esempio Emanuela Zanda, nel suo saggio La suddivisione agraria fra Scrivia e Curone, a pag 88, afferma “Uno dei casi più spettacolari di conservazione della maglia centuriata è quello del territorio presso Castelnuovo Scrivia, in direzione di Pontecurone (distanza di 5 centurie equivalenti a un saltus, ossia a 3555 metri), lungo la direttrice di Derton, inclinata di 11 gradi e 30 sud-ovest/nord-est”.
Una centuria si divideva in 100 heredia (da cui il termine ereditare), ma, nel nostro territorio, come afferma Emanuela Zanda, “avvenne una assegnazione ai veterani di lotti più grandi del consueto ossia in 9 quadrati”
La centuria era un quadrato di 2400 piedi di lato, ossia 710 metri. Diviso per tre fa nove quadrati di 800 piedi ossia 237 metri. Ebbene le tre strade verso Pontecurone, Sgarbazzolo e San Damiano sono parallele e in direzione ovest-est, con una inclinazione leggermente superiore agli 11 gradi. La distanza fra la strada per Pontecurone e quella di San Damiano è precisamente di 711 metri, quindi una centuria perfetta che iniziò ad essere coltivata e abitata intorno al I secolo dopo Cristo. Questa centuria per due terzi è già stata cementificata con l’area industriale. Ciò che rimane della centuria, ossia la parte fra la strada Sgarbazzolo e San Damiano, la cui distanza misurata in cartografia corrisponde esattamente a 238 metri, è ora inserita nel nuovo Piano Regolatore per essere stravolta, cancellata, asfaltata e ricoperta di capannoni di cui è dubbia l’utilità. Tra l’altro questa zona di espansione complessivamente misura sui 900 metri in direzione ovest-est, ma in essa si trovano due strade campestri, l’avvio della strada Viarolo e, al confine est, la strada Previdi collocate esattamente a 711 metri di distanza.
Detto questo pare evidente la contraddizione fra questo intervento e quanto recita l’art. 30 del Regolamento urbanistico in approvazione : “ Il paesaggio centuriato ...si configura di elevato interesse culturale ed è definito e tutelato all’interno dello strumento urbanistico. Per gli assi viari che ricalcano il reticolato centuriale o il tracciato di antiche strade di età romana o medioevale è prevista una fascia di rispetto di 50 mt per lato, mentre va tutelata nella sua complessità la porzione di territorio comunale che conserva ancora nella viabilità rurale e secondaria le tracce della partizione fondiaria di età romana compresa fra gli assi individuati. Gli interventi che modificano in modo apprezzabile la fisionomia del paesaggio e il reticolato della viabilità devono essere sottoposti per il parere di competenza alla Soprintendenza archeologica del Piemonte”
- b - La ulteriore area industriale occuperebbe altri 210.000 metri quadrati di terreno (305 pertiche), per di più terreno agricolo fertilissimo con uno spessore di humus notevole, frutto di millenni di alluvioni del Curone, del Grue e della Calvenza. C’è da chiedersi a che scopo visto che gran parte di queste aree sono occupate da capannoni di deposito o soggetti a subaffitti. Questa corsa dei Comuni a crearsi grandi aree industriali o commerciali con esaurimento dei terreni agricoli ci sta portando a quello squallore paesaggistico che vediamo sia a nord verso Milano che a sud verso l’Appennino. E non ci si venga a giustificare questa pazzia con il pretesto dello sviluppo, del progresso, del lavoro, dell’afflusso di abitanti sul quale ci sarebbe molto da dire ma non in questa sede.
Scriveva Legambiente sulla propria rivista “Reti rosse che delimitano un prato, pochi giorni e via una ruspa scava nel terreno che l’agricoltore ha per anni curato, concimato, irrigato, troncando in pochi attimi quel rapporto che si crea tra la terra, chi la abita e la coltiva.
La crescita a dismisura dei piccoli Comuni sta divorando ettari di terra a ritmi folli, stravolgendo la vita e gli equilibri di comunità che vedono moltiplicarsi i problemi di mobilità e di inquinamento”.
Occorre opporsi con forza alla crescita scomposta degli insediamenti: scarsa efficienza complessiva, elevati costi collettivi (economici e ambientali) compromissione del paesaggio e dell’ambiente, anche in contesti particolarmente delicati come nel nostro caso
Tantissimi comitati sono sorti in Italia per la tutela del paesaggio agricolo; ma la legislazione urbanistica è in ritardo e i movimenti di pensiero riescono ad innescare cambiamenti quando i danni sono ormai irreparabili.
Possono gli agricoltori intervenire e modificare queste tendenze di uno sviluppo che emargina le attività agricole e riduce progressivamente il suolo coltivabile?
Parrebbe di no se si guardano le cifre di suolo libero che sono le più drammatiche di tutta Europa, senza confronto. Riguardano l’ultimo quindicennio lungo il quale il ritmo di cementificazione e di asfaltatura dei suoli ancora liberi da infrastrutture e da costruzioni ha marciato al ritmo di oltre 244.000 ettari l’anno. Come non mai. In quindici anni abbiamo così consumato altri 3 milioni 663 mila ettari, cioè una regione grande più del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme.
Con i ritmi più recenti si può prevedere che in capo a pochi decenni, intere regioni saranno in pratica un deserto di asfalto e cemento. Ciò non avverrà in questi termini, però l’erosione di un patrimonio immenso e irriproducibile è sin da ora garantita. Un’autentica pazzia. Che peserà inesorabilmente sui nostri figli, nipoti e pronipoti. In termini di imbruttimento, di involgarimento, di peggioramento dell’ambiente della vita, individuale e collettiva, di dissipazione di un patrimonio nazionale per secoli ammirato, la più formidabile, fra l’altro, attrattiva turistico-culturale da noi posseduta.
Questo consumo di paesaggio – a base di cemento, asfalto e cave – non ha riscontri in Europa
In un recente convegno il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, il presidente della Commissione ambiente della Camera dei deputati Ermete Realacci, i presidenti di Ance e Coldiretti hanno affermato: “Il paesaggio italiano rischia di essere completamente stravolto da un processo di diffusione insediativa e di occupazione di suoli senza paragoni nella storia. E il patrimonio di bellezza, fatto di natura e arte, di genio urbanistico e architettonico, rischia di rimanere isolato in un mare di case, capannoni, infrastrutture senza nessun criterio basati su un’idea vecchia e sbagliata di sviluppo. Un’idea che, per promuovere la competitività economica, riteneva necessario garantire la massima libertà di localizzazione e incentivi alle imprese”.

PUNTO 12
Manca un Piano di assetto territoriale
- Il Comune di Castelnuovo Scrivia ha una modesta densità abitativa, 125 ab/KM2, per cui non si può attribuire ad una pressione edificatoria la spinta alle trasformazioni territoriali che ne hanno interessato il contesto fisico negli ultimi 50 anni.
- Le ragioni sono in maggior parte agricole, con una radicale trasformazione dal paesaggiuo agricolo e silvo-prativo in una intensivizzazione su larghi spazi, con perdita vistosa di occupazione. Ciò ha comportato la sistematica scomparsa di ogni “accidente” paesistico, dalla siepe, al filare di gelsi, dal ciglio dei fossi ai pioppi lungo il rio; una spianatura e rasatura rigorosa; la scomparsa del sistema dei fossi e quindi il drastico cambiamento del regime di deflusso delle acque meteoriche
- La diffusione delle classiche villette squadrate accanto ai cascinali e il proliferare di capannoni hanno finito per adattare il paesaggio ad una sorta di urbanizzazione generale, favorita dalla asfaltatura e dal rettilineamento di qualsiasi accesso rurale. Tra le conseguenze evidenti risulta una pressoché totale sparizione di ogni copertura vegetale (gli ultimi relitti boschivi assommano a non più dell’uno per cento del territorio).
- In senso visuale l’effetto di rasatura totale e di desertificazione non è immediatamente percepito. Esso è mascherato dall’effetto schermato delle quinte alberate che accompagnano il corso della Scrivia e in parte del Grue; in realtà esilissime come spessore e del tutto insignificanti dal punto di vista fisico. Uno sguardo alle foto zenitali toglie ogni spunto consolatorio: spesso le quinte di cui si parla si rivelano larghe un solo albero. I filari sono tutti estirpati, i relitti planiziali tutti cancellati, anche le piantagioni arboree sono ben poca cosa. Il dato del telerilevamento è raggelante: qualche ettaro di bosco su 4519 di territorio.
- La trasformazione, in chiave idrologica comporta che le colture oggi praticate, tutte altamente idroesigenti (almeno 4000 m3 ha per anno) portino ad una grave crisi di inaridimento estivo dei corsi d’acqua e degli acquiferi subalvei. Sulle fluenze, oltretutto, giocano molto anche le captazioni indiscriminate del tratto montano, soprattutto quello ligure.
- Un problema di modificazione del paesaggio, di occupazione del territorio, di servitù agricole e arboree, di eventuali effetti sulle persone per il fenomeno dell’elettromagnetismo è individuabile sulla grande centrale elettrica di smistamento situata a nord-est di Castelnuovo.
- Nel Piano di prossima approvazione le scelte tecniche e politiche del Comune si sono limitate a disciplinare l’attività edificatoria del centro abitato; è rimasto scoperto il problema dell’assetto e dell’uso del vasto territorio non edificato. Per ora è apparso solo l’aspetto negativo della resa, fortunatamente tardiva ma purtroppo massiccia, alla industrializzazione.