Nel triangolo Tortona-Sale-Castelnuovo un buco tira l’altro
ANCORA UNA GIGANTESCA CAVA
QUESTA VOLTA ALLA TERLUCCA


Non voglio assolutamente partire da posizioni prevenute o far notare la drammatica irreversibilità di questo tipo di interventi e dimostrare che del consumo del suolo e dei feroci danni ambientali non si occupa alcun amministratore pubblico; ma voglio provare a fare alcune riflessioni da cittadino qualunque con, però, un po’ di amore per la terra in cui è nato e di attenzione per chi verrà dopo di noi.

INIZIAMO CON I DATI
- La ditta IMCO ha presentato domanda al Comune di Tortona e alla Provincia per creare una cava tutt’attorno alla cascina Terlucca, al confine fra Tortona e Castelnuovo
- Sul lato sud questa cava è contigua alla discarica consortile Ovada-Novi-Tortona, ormai pressoché colma
- Si parla di una superficie totale di 278.230 metri quadrati di cui 273.130 destinati allo scavo per una cubatura estraibile di materiale ghiaioso e sabbioso pari a 895.000 metri cubi, mentre il volume totale di terra da riportare è pari a 185mila metri cubi.
Quindi 27 ettari, pari a 405 pertiche
- Si otterrà, allo stato finale, un’area depressa pianeggiante, ribassata di circa 3,70 metri (con prelievo sino a metri 4,50) rispetto alle attuali quote di piano campagna, raccordata ai terreni circostanti da scarpate con inclinazioni pari a 20° sessagesimali. Al fine di organizzare l’attività estrattiva nell’arco temporale di quattro anni, i terreni sono stati suddivisi in quattro lotti della durata di un anno ciascuno
- Le sabbie e le ghiaie saranno caricate sugli autocarri e trasportate agli impianti di lavorazione. Le operazioni di recupero prevedono la restituzione dell’area in parte al riuso agrario e in parte alla realizzazione di un prato stabile (11 ettari)
Il trasporto del materiale al frantoio avverrebbe tramite realizzazione di un guado e attraversamento del greto della Scrivia al fine di raggiungere gli impianti localizzati in località Rocchino ( a circa 500 metri dalla Terlucca)
- Per quanto riguarda le acque sotterranee la ditta proponente non prevede effetti indotti di nessun tipo nelle fasi di lavorazione non essendovi intercettazione della falda superficiale.

UNA BONARIA PROVOCAZIONE
Questi in sintesi i dati forniti dalla ditta tramite una montagna di carte, a onor del vero formanti un progetto tecnicamente ben congegnato e completo, ma che presenta a mio avviso alcune pecche che vanno considerate.
- Prima di queste, due valutazioni di carattere generale
1- da un decennio il triangolo Tortona-Sale-Castelnuovo è caratterizzato dal formarsi di giganteschi avvallamenti dovuti soprattutto al fatto che questa zona da migliaia d’anni vede il depositarsi delle ghiaie della Scrivia in conseguenza della minore pendenza a valle di Tortona e l’ingresso nell’ampia palude che occupava tutta la Bassa Valle Scrivia. La presenza di cave è favorita anche dal sorgere, al centro di questa area ricca di ghiaia, di un grande frantoio di raccolta nella zona fra Ova e la cascina Bruciata.
Questa gruviera esteticamente non è certo bella, ma non è questo il punto; le falde acquifere vengono portate a contatto con la superficie o protette con un velo filtrante di uno o due metri, il che favorisce, in un’area di fortissimo traffico autostradale e di intensa agricoltura, l’inquinamento della falda freatica. È opportuno continuare?
2- Seconda riflessione un po’ provocatoria.
Per almeno 2000 anni gli abitanti della Bassa hanno subito alluvioni disastrose, danni agli abitati, raccolti spazzati via, vite umane e bestiame perduto. In cambio ora ci troviamo con un territorio fertilissimo (in alcune zone quattro metri di humus) che stupidamente stiamo ricoprendo di asfalto e cemento) e con aree di depositi alluvionali grossolani composti da ghiaie di pregio. Per quale motivo questa ricchezza di materiale litico, che i nostri antenati raccoglievano equamente e alla bisogna con il lavoro dei caretè, di un badile, del trabuchel e di due robusti cavalli, ora, deve andare a beneficio esclusivo di una ditta o di un proprietario? Un bel paesaggio è una risorsa e una emozione collettiva; così anche le caratteristiche geologiche od orografiche di un territorio. Da anni questo patrimonio collettivo creato dalla natura va a beneficio esclusivo di pochi. Anche la cava della Terlucca, per parlarci chiaro, darà forti utili esclusivamente al proprietario e alla ditta coinvolta. Quale ritorno per la comunità? E sia ben chiaro che non parlo di soldi. Non certo l’utilizzo agricolo di una zona che galleggia un metro sopra la falda!
Nei progetti c’è un esame attento della vegetazione esistente, della fauna, persino degli insetti, ma, una volta estratto il quasi milione di metri cubi di ghiaia, non verrà piantumato neppure un albero. Accidenti, ma almeno, ammesso e non concesso che tutta questa ghiaia sia indispensabile per le attività economiche, che ci sia un ritorno di ossigeno, di scorci verdi, di aree pubbliche. Ma perchè i Comuni non chiedono che alla fine l’area “sfruttata” venga alberata, dotata di sentieri, di pendii gradevoli e donata totalmente o parzialmente ai Comuni per una fruizione pubblica?
A questo punto almeno la ripartizione sarebbe equa: ai proprietari e alla ditta i profitti (favoriti dalla vicinanza del luogo di raccolta a non più di 500 metri), alla popolazione il godimento del verde.

MA CI SONO ASPETTI NEGATIVI DA VALUTARE
- Il progetto di coltivazione cava intende collocarsi in un'area a mio avviso del tutto
inadeguata perchè l'impianto interesserebbe le fasce A e B del P.A.I. (Piano per l'assetto idrogeologico del bacino del fiume PO) classificate rispettivamente come fascia di deflusso della piena ordinaria (A) e fascia di esondazione (B): mi sembra del tutto inopportuna e pericolosa l'asportazione di una grande quantità di terreno in una zona così sensibile dal punto di vista idrogeologico
- l’impianto è immediatamente a nord della grande discarica tortonese; non mi pare opportuno creare in adiacenza un enorme buco profondo sui 4 metri con aumento della fragilità degli argini in caso di esondazione della Scrivia che scorre a poche decine di metri a ovest.
- Esiste uno studio di Valutazione della possibilità di ampliamento della discarica controllata di rifiuti non pericolosi in Tortona (SRT S.p.a.) del Dott. Geol. Riccardo Ferretti. È solo una congettura la mia: non si vorrà per caso triplicare l’attuale discarica a ridosso della Scrivia?
- La IMCO sostiene correttamente che la non realizzazione del progetto rappresenta, sicuramente, l’alternativa migliore secondo quanto previsto dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Poi aggiunge la programmazione di un’attività estrattiva volta a soddisfare i fabbisogni e le esigenze del mercato assume un aspetto di fondamentale importanza. Non c’è, però, alcun accenno a queste esigenze di mercato che dovrebbero indurre l’opinione pubblica a sacrificare una fetta di territorio.
- “L’andamento delle curve isofreatiche evidenzia, in sponda orograficadestra del Torrente Scrivia, una falda con una direzione preferenziale del deflusso idrico sotterraneo, disposta secondo una direttrice SSW-NNE”, il che vuol dire verso i pozzi dell’acquedotto di Tortona
- Lo scavo in progetto, approfondendosi fino ad una quota di 94,75 m s.l.m. manterrà una distanza media di rispetto dalla falda pari a circa 2,0 m, che potranno scendere fino ad un minimo di 1,2 m. Afferma la IMCO “I risultati ottenuti applicando i procedimenti di valutazione della vulnerabilità degli acquiferi, consentono di trarre le seguenti conclusioni. Confrontando gli indici di vulnerabilità si constata che nello stato finale recuperato, conseguentemente alla realizzazione dell’intervento in progetto, si verifica un incremento del grado di vulnerabilità della falda superficiale; la situazione, ad ogni modo, si presentava già delicata allo stato iniziale, con la determinazione di un grado di vulnerabilità alto”.
Il che lascia ammirati per il parlar chiaro della ditta e nello stesso tempo stupefatti. Si ammette che i pochi decimetri di terra sopra la falda non sono sufficienti a preservarla dall’inquinamento; il che, a mio parere vale anche per tutte quelle escavazioni già effettuate che si scorgono da Tortona alla Riccarda, sino al confine con Castelnuovo (cascina Ruggera)
- Come si diceva prima non verrà piantumato un solo albero e neppure un arbusto. L’unico accenno che si può leggere riferito ad aspetti di recupero naturalistico fa sorridere. Con riferimento agli 11 ettari che diverranno, per legge, di prato stabile essendo zona esondabile, si afferma nel progetto che l’area sarà “apprezzabile anche a colpo d’occhio al momento della fioritura per effetto dei colori delle appariscenti e multiformi corolle”.
So che l’Associazione “Progetto ambiente”, unitamente ad altri gruppi tortonesi, ha presentato alla Provincia una breve serie di osservazioni in cui si fa riferimento ad aspetti specifici tortonesi, quali la vicinanza della ZPS (Zona Protezione Speciale), alle zone di salvaguardia incluse nel PTP della provincia di Alessandria, al programma di educazione ambientale per le scuole proposto da Comune di Tortona alla cascina Ronco, al progetto di creazione e cura degli orti per le persone anziane, all’andamento di stradine e confini perfettamente allineati secondo la centuriazione romana, ecc.
Non è mio compito entrare nel merito di questioni tecniche, non ne ho né la capacità né le qualifiche, ma come cittadino che, finché occhi e mente reggono, si guarda intorno e riflette, mi pare che sia opportuno intervenire con franchezza, senza animosità particolari, facendo ricorso al buonsenso che è a disposizione di tutti, per cercare di interrompere o modificare consuetudini che per acquiescenza o indifferenza si perpetuano, lasciando a chi verrà dopo di noi un territorio stravolto, profondamente modificato e non più sentito come qualcosa che fa parte del nostro stesso essere.

Antonello Brunetti

La cava proposta alla Terlucca. 27 ettari in adiacenza della Scrivia, fra le due autostrade e subito a valle della discarica.