22 ottobre 2003 - Inviato a Sette giorni
A PROPOSITO DEI CAMPI DA GOLF
“Caro Raggi, sei un povero illuso”
Leggo su “Sette giorni” il secondo articolo di Giuseppe Raggi relativo
al campo da golf che si vorrebbe costruire dalle parti di Momperone.
L’articolista aveva presentato le sue perplessità sintetizzabili
nell’eccessivo consumo d’acqua; nella constatazione che sarebbero
pochissimi nella nostra zona gli utenti; nel fatto che il carico di sei milioni
di euro sulle spalle della Regione Piemonte potrebbe essere utilizzato meglio
per la sanità, per progetti dedicati agli anziani, per servizi che ora
si tende a tagliare.
In più il Raggi si dichiara sorpreso del totale silenzio da parte delle
“autorità” su questo tema e, nello specifico sulla sua richiesta
- in qualità di cittadino che indirettamente contribuisce a sostenere
la spesa - di motivazioni convincenti.
Direi che il buon Giuseppe più che un “povero untorello”
come si autodefinisce è un “povero illuso”.
Sono passati da un pezzo i tempi in cui chi veniva eletto aveva l’umiltà
di ascoltare, dopo l’elezione, i cittadini e le loro eventuali rimostranze
e riteneva inconcepibile ignorare arrogantemente qualsiasi tipo di istanza.
A parte alcune lodevoli ma rare eccezioni, è considerato con disprezzo
chi osa disturbare il manovratore.
La tattica è quella del “sopire, troncare, sopire” del Conte
zio, far finta di niente, oppure raccontare che le decisioni toccano ad altri,
a livelli superiori.
Caro Raggi, quando ti trovi davanti a questi atteggiamenti, ti garantisco, per
esperienza diretta, che i tuoi dubbi danno fastidio e che la decisione è
già stata presa e che si conta sul silenzio-assenso degli indifferenti
e degli ignavi..
Per quanto riguarda i campi da golf, visto che Raggi chiede contributi al dibattito,
vorrei aggiungere qualcosa per dargli così una mano.
Partiamo dai laghetti per la pesca sportiva; avrete notato quante sono le richieste
di allestire un bel lago da offrire cortesemente ai pescatori per la loro attività
senza dover dipendere dai torrenti quasi sempre senza più acqua e soprattutto
senza più pesci. Un amore persino asfissiante verso i pescatori; ad esempio
nel mio paese, Castelnuovo, non uno, ma ben quattro laghi volevano offrire per
garantire un futuro a carpe e cavedani. Sappiamo tutti che in realtà
l’obiettivo è quello di cavare centinaia di migliaia di metri cubi
di ghiaia e poi, per il ricupero ambientale …si vedrà.
La stessa cosa sta avvenendo per i campi da golf, con Piemonte, Lombardia e
Liguria oppressi da innumerevoli progetti di Golf con annessi villaggi per golfisti.
I progetti di campi da golf infatti consentono di modificare le destinazioni
urbanistiche dei terreni in modo da aumentare la superficie edificabile (da
area agricola, ad esempio, ad area ad uso sportivo e ricreativo) e consentono
di superare alcuni vincoli, per cui diventano appetibili al mercato immobiliare.
In Lombardia, ad esempio, il pretesto del golf ha permesso di intaccare molte
zone tutelate o in via di tutela (Vertemate con Minoprio, Inverigo, nel parco
del Lambro, Locate Triulzi e Tolcinasco, nel perimetro del Parco Sud Milano,
il Parco delle Brughiere, ecc. ecc.).
Alcuni parchi hanno subito una restrizione dei confini per lasciare spazio al
green e al cemento. Il golf di Tassarolo ha permesso, ad esempio, di ricoprire
di case un bellissimo bosco (detto “della contessa”) e la collina
della Pentema destinata a diventare un’area protetta. Oggi anche l’altipiano
delle Manie, area destinata a Parco Regionale grazie alla interessante associazione
di pineta e macchia, diventerà campo da golf, perchè la pineta
e la macchia sono bruciate tutte.
Tra l’altro, proprio oggi 24 ottobre, sui giornali è apparsa la
notizia che il governo ha abolito la norma che prevedeva per dieci anni l’impossibilità
di costruire su terreni coinvolti in incendi.
Inoltre la trasformazione delle destinazioni d’uso dei terreni da agricoli
a sportivi e ricreativi consente di speculare sulla compravendita dei terreni
e sul valore delle aree. Siamo tornati niente meno che a quel tipo di speculazione
che avveniva negli anni 60 durante l’allargamento delle periferie urbane,
spiegato bene nei testi di Campos Venuti e di Cederna, che ha rovinato molte
città italiane.
Elenco sinteticamente i problemi ambientali prodotti da un campo da golf
1- Scomparsa di boschi o impoverimento drastico delle essenze erbacee presenti
sulla superficie dei campi: da 60 specie a 6. Questo causa anche l’impoverimento
delle forme di vita animale (farfalle e insetti) legate agli orizzonti vegetazionali
naturali.
2 - Forte immissione di contaminanti nei cicli bio-geo-chimici, per consentire
il mantenimento di solo 6 specie erbacee.
3 - Un eccessivo uso di acqua per irrigazione (si parla di 5 litri al giorno
per metro quadrato di green).
4 - Artificializzazione del paesaggio e annientamento della memoria storica
dei luoghi interessati dal golf.
5 - Sottrazione di territorio all’uso sociale.
Oltre a questi ci sono i problemi indotti dai villaggi costruiti ad uso dei
golfisti (idrogeologici, paesaggistici, ecc.).
In Italia contiamo su 24.500 giocatori, contro i 22 milioni degli USA, i 2
milioni dell’Australia, il milione e mezzo del Canada, gli 800.000 dell’Inghilterra,
ecc. per cui abbiamo una densità di 310 giocatori a circolo, contro i
1.900 degli USA, i 1.360 dell’Australia, i 960 del Canada, i 700 dell’Inghilterra.
È evidente quindi che l’inflazione che abbiamo avuto di campi di
golf non si rivolge tanto ai giocatori, quanto agli speculatori del cemento.
Antonello Brunetti