Riceviamo e rilanciamo il seguente pezzo di Flavio Speranza (Legambiente Tortona)

Provincia di Alessandria: Convegno sulle energie alternative
Il solare e il bioetanolo di Rivalta Scrivia

Il Convegno sulle energie alternative indetto dalla Provincia di Alessandria si è avviato con un inizio che possiamo definire stupefacente: dite pure che siamo i soliti ipercritici mai contenti (“ma come? anche quando vi danno ragione siete ancora lì a criticare?”), ma sentire tutti quanti a sperticarsi in lodi per il solare (quanto è bello, come funziona bene, bastano pochi aggiustamenti normativi per renderlo decisamente competitivo) ci fa venire “angoscia”.
Ma se siete tutti così tanto convinti che il solare sia utile, perché non c’è?
Una possibile risposta è che, visto che i fondi destinati alle energie alternative sono scarsi, molto inferiori agli incentivi destinati all’autotrasporto che, come è evidente, inquina e intasa, disperderli ulteriormente tra più o meno credibili impianti a biomasse, improbabili impianti eolici in zone di assenza di vento, certificati verdi per inceneritori fuori norma, incentivi alla coltivazione di colture iperidrovore come il mais, alla fine di soldini per il solare ed il fotovoltaico ne restano ben pochi.
Ci ha decisamente sorpreso il neosindaco di Alessandria Fabbio, che probabilmente è stato uno dei pochi non ipocriti e ha detto ciò che pensava, cioè che il solare non è economicamente conveniente e che, visto che il resto della provincia non fa il porta a porta, non è giusto che Alessandria continui a farlo; abbiamo assistito ad un curioso battibecco di cifre tra Fabbio ed il Presidente del Collegio Costruttori di Alessandria, che davano cifre diverse sulla convenienza del solare.
Vorremmo, per alimentare la dialettica e non lo scontro, aggiungere le nostre considerazioni in merito alla questione del solare.
- Le nostre missioni militari “di pace” in Afghanistan (ancora in corso) e in Iraq non sono state conteggiate sulla bolletta energetica, però le abbiamo pagate (almeno chi le tasse le paga); le abbiamo pagate in riduzione dei servizi (mancano ad esempio gli insegnanti di sostegno) e in allungamento dell’età pensionabile e continuiamo a pagarle in dipendenza energetica dall’estero, visto che i nostri costi energetici continuano a dipendere dalle manovre politiche dei vari governanti russi, arabi o algerini.
O forse qualcuno crede ancora che siamo andati in Iraq e siamo tuttora in Afghanistan a difendere la pace e la democrazia e non il petrolio e il gas?
- Il solare ha anche un altro significato che, comprensibilmente, può dare fastidio a qualcuno, non certo alla maggioranza dei cittadini; se io mi autoproduco l’energia elettrica e il riscaldamento, ne pago i costi di installazione e di gestione (che comunque pago anche con una caldaia a gasolio o a metano), perciò un domani nessuna Enel o chi per lei può venirmi a dire: “Abbiamo deciso di aumentarti la bolletta”.
- Vogliamo ricordarci che il prezzo del petrolio è salito in pochi anni da 30 $ al barile a 80$? E che è avviato verso quota 100$? Il sole costa sempre uguale, non aumenta i prezzi.
- Qualcuno ci continua ad opporre il fatto che la Francia usa il nucleare; si dimentica però di dire che le centrali francesi ormai avviate alla dismissione non saranno sostituite da nuove centrali, visti i problemi che stanno sorgendo anche da loro di ricerca di siti per lo smaltimento delle scorie dei relativi costi.
- Troviamo invece strano che si accenni molto poco al fatto che la Germania e l’Austria, molto meno soleggiate dell’Italia, abbiano impianti (tra solare termico e fotovoltaico) in una proporzione di 300 a 1 rispetto a noi: ma non siamo “o paese do sole?”; del resto la Spagna , con tecnologia Enel, ci ha scavalcato di gran lunga sul solare, visto che il sole ce l’hanno, lo usano (effetto Zapatero? No, aveva già cominciato Aznar).
- Rivolgiamo quindi un invito alle istituzioni : piantatela di baloccarvi con progetti di biomasse per radere al suolo i boschi della provincia, con impianti eolici in Appennino quando dappertutto si fanno nelle pianure battute dal vento, con inceneritori che sono ormai fuori mercato da una decina d’anni e concentrate le forze e i pochi soldi che avete nell’incentivare il solare.
Un accenno doveroso è all’interruzione che abbiamo fatto, d’accordo con il Comitato Civico per Rivalta Vivibile ed altre associazioni ambientaliste, all’inizio dei lavori del convegno.
È prassi, è una brutta prassi, che i vari progetti presentati in Provincia o in Regione non siano mai portati a conoscenza delle popolazioni interessate, che se ne venga a conoscenza, a volte, quasi per caso e che costi un pacco di soldi e di tempo avere una copia del progetto; poi, quando ti sei letto il progetto, hai inevitabilmente consultato qualche esperto di fiducia e hai preparato le tue osservazioni, ti senti dire che “Ma i trenta giorni di tempo per presentare le osservazioni sono scaduti!”.
Non ne facciamo una colpa alla Provincia, anzi, no! la facciamo, perché già due anni fa le avevamo chiesto che almeno le associazioni ambientaliste fossero tempestivamente informate della presentazione di progetti aventi rilevanza ambientale (è una cosa che non presenta costi, basta spedire un decina di email); ma questo è rimasta lettera morta.
Per questo motivo abbiamo interrotto il convegno chiedendo, e ottendendo, che un esponente del Comitato di Rivalta potesse parlare nella stessa sede in cui parlava chi rappresenta la ditta che propone l’impianto per la produzione di bioetanolo a Rivalta.
È un problema di democrazia, soprattutto per quelle forze politiche che a Porto Alegre, dall’altra parte del mondo, si dimostrano entusiaste del bilancio partecipativo ma trovano difficoltà ad attuarlo a casa propria.
Nel caso specifico, per chi non ne fosse informato, si tratta del progetto del più grande impianto a livello europeo per la produzione di bioetanolo, un combustibile che va addizionato alla benzina. Il consiglio comunale di Tortona, pur in assenza di un progetto, a fine luglio ha approvato la variante al piano regolatore per trasformare una superficie da agricola ad industriale (oplà!) e ci chiediamo tuttora in base a quali conoscenze i consiglieri hanno approvato la variante (fiducia cieca? avevano letto di nascosto un progetto non ancora presentato? ordini di partito?)
Solo il giorno dopo, sempre in assenza di un progetto debitamente presentato, i cittadini di Rivalta ne sono stati informati in un’assemblea pubblica, in cui sono stati decantati tutti i pregi del progetto ma non le problematiche che questo impianto crea.
Ma non è meglio, non è più saggio, non è più democratico, che i cittadini siano informati prima? Poi c’è qualcuno che si lamenta dell’ondata di “antipolitica” che attraversa il paese!
E provare ad essere democratici, non è una soluzione ?