23 luglio 2007
Riceviamo questo messaggio con preghiera di diffusione, corredato da un articolo sul bioetanolo e da una breve scheda su questa fonte energetica alternativa
BLITZ ESTIVO: DA CASEI A RIVALTA SCRIVIA
Anche questa volta con un blitz estivo, si trasforma in breve tempo un'area agricola in industriale. Il gruppo. Gavio ha acquistato la cascina Casone e tutti i suoi terreni, allargandosi a macchia d'olio all'interno dell'abitato di Rivalta Scrivia. A poche decine di metri da questi terreni è in costruzione il mega terminal Europa con un'estensione di migliaia di metri quadri che vedranno cemento e asfalto (zona fino ad ieri irrigua e ben servita da un sistema di rogge risalenti allepoca dellabazia di Rivalta - XIII secolo). In data 26 luglio il Consiglio Comunale di Tortona ratificherà la variante al Piano Regolatore in modo che potrà sorgere quest'ultimo mostro che è l'impianto di bioetanolo voluto da Gavio e Ghisolfi. Lancio questo appello affinchè tutti insieme non ci lasciamo infinocchiare, perchè prima si chiamava inceneritore ora è bastato ribattezzarlo per sviare le contestazioni. Come tutti sappiamo, in tali impianti possono essere utilizzati i rifiuti solidi urbani. L'Amministrazione Comunale di Tortona ha intenzione di tenere un'Assemblea pubblica a Rivalta il giorno 27 luglio dove illustrerà questo progetto alla gente. Mi ricorda tanto quanto successo a Castellazzo Bormida quando attraverso le serre di basilico avrebbero voluto mettere in piedi un bell'inceneritore. All'interno della popolazione rivaltese stanno facendo una propaganda favorevole a questo impianto e lo dipingono come un toccasana per l'occupazione, l'ambiente, assicurando che non produce alcun danno di qualsiasi genere. Tengo ad informare che questo impianto sorgerà ai lati della linea ferroviaria interessata dal Terzo Valico ed a qualche centinaio di metri dalla costruenda fabbrica di vernici Boero. Il progetto è tuttora fantasma, ma esiste.
Vi allego questo interessante articolo apparso sullultimo numero di Sette giorni a Tortona
Qualche dubbio sul bioetanolo
Il 26 luglio il Consiglio comunale approverà una variante al Piano Regolatore che trasformerà 220 mila metri quadrati di area agricola in area industriale.
In questa "nuova" area industriale, a Rivalta Scrivia, sarà costruito un impianto per la realizzazione di bioetanolo.
Diciamo subito che i Verdi, in linea di principio, sono favorevoli all'utilizzo di fonti alternative.
Il problema è che al momento attuale non si conoscono le caratteristiche dell'impianto che si vuole costruire.
Occorre innanzitutto sapere che il bioetanolo può essere prodotto utilizzando le seguenti materie prime: coltivazioni (mais, orzo, sorgo, bietola e canna da zucchero), residui di coltivazioni agricole e forestali, eccedenze agricole temporanee ed occasionali, ma anche residui di lavorazioni delle industrie agricole e agro-alimentari e rifiuti urbani (fonte: Assodistil). Proprio in riferimento alle ultime due voci ci sembra giusto esprimere qualche perplessità sotto il profilo ambientale: se, infatti, la fermentazione di materie prime come mais e bietole di per sé non dovrebbe preoccupare, chi ci dice che altrettanto "innocui" siano i residui delle industrie agro-alimentari (ricordiamoci che nella nostra zona e presente una grande fabbrica di mangimi) o i rifiuti urbani?
In assenza di un progetto che offra delle garanzie 'per l'ambiente e la salute, ci sembra quantomeno inopportuno che il Comune proceda ad adottare la variante al Piano Regolatore.
Le associazioni ambientaliste, ma soprattutto gli abitanti (in particolare quelli di Rivalta) stanno assistendo ad una operazione di forte impatto sul territorio senza esserne informati.
Limpianto per il bioetanolo sarebbe costruito su unarea limitrofa alla zona di Protezione speciale della Scrivia: sarà quindi necessaria la Valutazione di impatto ambientale? Sarà necessario monitorare limpatto dellimpianto sullarea protetta? E se domani non si facesse più limpianto. Il Comune allora avrebbe trasformato comunque unarea agricola ad area industriale con quel che ne consegue!
E non ci vengano a raccontare che i procedimenti vengono accellerati per accedere ai finanziamenti dellUnione Europea: gli impianti si fanno se si devono fare, se sono di interesse pubblico e se non vanno a ledere la qualirà della vita di chi abita quel territorio. Tanto più che che i contributi europei poi andrebbero a finire tutti nelle tasche dei privati e non a favore della collettività.
Se il motivo per cui questa amministrazione comunale vuole accelerare i tempi è solo per i contributi, lo dica chiaro e tondo... Noi risponderemo che è una strategia pericolosissima che potrebbe giustificare qualsiasi nefandezza.
Noi chiediamo da subito che gli Amministratori pubblici e privati si confrontino con la cittadinanza e con gli ambientalisti presentando pubblicamente il progetto. In modo tale che tutti possano valutare di che cosa si tratta ed esprimere la propria approvazione o contrarietà. E ciò senza il colpo di mano comunale di variante urbanistica a favore di uno specifico privato.
Un'ultima considerazione, ci sembra doveroso riservarla all'ex zuccherificio di Casei Gerola: forse più di noi, lo sanno i lavoratori in cassa integrazione dello stabilimento che il loro futuro occupazionale dipende molto dall'ipotesi di trasformaione dell'ex zuccherificio in un impianto per la produzione di bioetanolo; temiamo che la costruzione di tale .impianto a RivàIta possa comprometterne la realizzazione a Casei Gerola ed esprimiamo la nostra preoccupazione affinché a queste persone non sia negata l'opportunità, ma soprattutto il diritto al lavoro
VERDI PER LA PACE
IL BIOETANOLO
Dietro alla corsa al bioetanolo ci sono scelte politiche: lEuropa si è fissata lambizioso obiettivo di produrre entro il 2020 ecocombustibile in quantità pari al 10% della benzina e del gasolio. Bush in America ha fissato il traguardo di 35 miliardi di galloni di etanolo entro il 2017.
Agli attuali prezzi del greggio e con i forti contributi governativi la cosa economicamente è vantaggiosa e gli investimenti messi in atto sono enormi.
La grana è che, se da un lato letanolo va inserito come sperimentazione tra le fonti energetiche alternative, dallaltro non costituisce certamente la ricetta miracolistica del dopopetrolio.
Riempire il serbatoio di un fuoristrada richiede due quintali di pannocchie di granoturco, ovvero il fabbisogno di calorie di una persona per un anno, oltre a un consumo notevole di acqua e di energia per irrigare il mais (una delle coltivazioni più bisognose di acqua insieme alle barbabietole).
Ogni tecnologia che riduce il riscaldamento globale della Terra va impiegata nella giusta proporzione, o rischieremo di peggiorare le cose. Basandosi sulle statistiche della FAO gli studiosi hanno misurato la produzione vegetale netta della Terra, la base della catena alimentare dellintero ecosostema terrestre. La percentuale di quanto gli esseri umani mangiano, trasformano in energia, annullano sommergendo con le infrastrutture e la cementificazione, oppure distruggono giunge al 23,8%. Una situazione critica che la nuova sete di biocarburanti rischia di aggravare oltre misura.
Se la domanda di bioenergie coltivate continuerà a crescere ai ritmi attuali, si calcola, nel giro di una decina di anni, il nostro consumo di materia vegetale raddoppierà. Dimezzando le risorse destinate alla sopravvivenza del pianeta.
Tra le conseguenze secondarie va citato, vista la richiesta di campi di mais, laumento di costo di tutto ciò che deriva dal granoturco (mangimi e quindi carne e burro, sacchetti, dentifrici e tutti i circa 10.000 prodotti che contengono mais).
Di conseguenza vanno riducendosi le aree ( a meno che non si distruggano le ultime foreste) destinate a produzioni alternative al mais, quali il frumento, con ovvio rincaro (dal 20 al 50%) dei suoi derivati quali il pane, i dolci, la pasta.
Giornalisticamente fa effetto parlare di rincari delle tortillas, degli hamburger, degli spaghetti, ma ci parrebbe ovvia la considerazione che la fonte alternativa migliore e con minor impatto è quella solare attraverso il fotovoltaico e che tutte le altre vanno studiate, sperimentate e utilizzate, ma evitando i fanatismi da bacchetta magica e le scelte affidate esclusivamente a chi ne avrà un tornaconto economico.
In questo caso non avremo alcun beneficio, anzi dei grossi danni a tempi medio lunghi con leffetto di una decrescita violenta e tormentata e non - come auspicano alcuni ambientalisti - graduale, ragionata e proporzionata alle esigenze della Terra.
A margine del convegno di Rivalta Scrivia sul Bioetanolo da mais
Ma è utile ed etico trasformare cibo in carburante?
di Danilo Bottiroli
Una riflessione estiva, un corsivo da leggere sotto lombrellone è ciò che voglio porre allattenzione dei lettori con questo mio intervento.
Non voglio entrare nel merito degli aspetti tecnici riguardanti la compatibilità ambientale dellimpianto per la produzione di bioetanolo che verrà realizzato a Rivalta Scrivia e sul quale, altri ambientalisti meglio di me hanno saputo porre la questione.
Posso supporre unicamente che questo impianto davanguardia avrà certamente il favore di molti semplicemente perché è meno peggio di schifezze come linceneritore, ma non posso fare a meno di soffermarmi su una considerazione che, dal punto di vista di una concezione autentica di modello di sviluppo non può che trovarmi molto perplesso rispetto allimpianto di bioetanolo.
La faccio breve: si parla di trasformare del cibo in carburante per automezzi.
Si citano, addirittura, fonti che affermano che la quantità di mais utilizzata per un pieno ad un fuoristrada avrebbe la stessa capacità calorica necessaria ad un uomo per nutrirsi un anno.
Come dice Claudio Lolli in una vecchia canzone, possiamo fermarci a guardare un orizzonte che si ferma al tetto oppure prendere atto che dal punto di vista etico è, a mio avviso, una bestemmia utilizzare il cibo per soddisfare lopulenza della nostra società.
Potrei dire la stessa cosa per i rifiuti, questo problema che tanto ci assilla: nei pochi giorni in cui sono stato in un paese argentino chiamato Santo Tomé ho visto bambini, come potrebbero essere i miei alunni di scuola, frugare nella mia ricca spazzatura in cerca di quel cibo che per me era ormai solo rifiuto.
Ne ho visti altri, mezzi nudi, prostituirsi nelle favelas di una città del Brasile; già, di quel Brasile che sembra essere un grande produttore di bioetanolo.
Così, mentre si tace di fronte al degrado delluomo che finge di non vedere la violazione dei diritti dellinfanzia, si pensa esclusivamente e come esigenza primaria, a far muovere le automobili, gli autocarri, gli autotreni.
Inquinando meno, questo è vero: ma il sistema migliore per non inquinare non è mettere del cibo nel serbatoio, bensì usare meno lauto, almeno quando non serve (nota n.1)
In città, i mezzi più veloci sono sicuramente la bicicletta o le gambe: e sono anche il modo per vedere la città ed incontrare la gente con occhi diversi, che ci riportano ad un tempo rimpianto dove si sapeva comunicare, scambiarsi opinioni, semplicemente raccontare ed ascoltare, favorendo quel cosmopolitismo che, almeno secondo i sociologi, è alla base dello sviluppo sociale.
Ora, possiamo dire (e sicuramente qualcuno a cui conviene farlo, lo farà) che faccio dellutopia, della demagogia.
Io rispondo che o siamo a un punto di non ritorno, nel quale ci fa comodo che nei paesi ricchi sia diventato indispensabile ciò che invece è del tutto superfluo, mentre milioni di africani muoiono di AIDS, mentre la Terra esplode di caldo o annega nelle inondazioni, oppure un passo indietro è assolutamente indispensabile.
Non è tornare alla candela, è semplicemente porre un urgente freno al benessere eccessivo (al vizio?) di noi ricchi ed obesi.
Se pensiamo che questa sia demagogia, possiamo fare mangiare alla nostra auto il cibo che spetterebbe agli esseri umani, ai bambini di quel paese del Brasile che nulla hanno di diverso da mia figlia o dai vostri figli
Oppure possiamo dire che chi afferma ciò che dico in queste righe, lo faccia apposta per impedire lo sviluppo, il solito concetto di sviluppo che arricchisce, in tutti sensi, chi è già ricco e magari impoverisce ancora di più chi, in altre parti del mondo, ma anche a pochi passi da noi, stenta ad avere una prospettiva di vita decente o, soltanto, di sopravvivenza.
Danilo Bottiroli
Nota n.1 Forse produrre bioetanolo dal mais può essere meno inquinante. Ma ho grossi dubbi sui vantaggi derivanti da crescite esponenziali di terreni dedicati al granoturco.
Il mais è uno dei prodotti che necessità di maggiori quantità dacqua (almeno quattro irrigazioni nel periodo estivo con consumi enormi) e quindi di oli combustibili per pompe e motori.
Il mais viene trattato abbondantemente sia con diserbanti che con pesticidi, che in gran parte, sollecitati dalle potenti irrigazioni a pioggia, finiscono in falda. Un recente studio ha rivelato la presenza di tali sostanze nelle acque della pianura padana, con una forte presenza soprattutto dei pesticidi antipiralide (alla faccia delle colture biologiche).
La necessità di grandi estensioni coltivate a mais da noi comporta la riduzione di produzioni classiche, quali il grano, il foraggio e gli ortaggi con scarsità di prodotto e crescita dei costi per i consumatori.