È un articolo provocatoriamente iettatorio, ma nello stesso tempo ricco di considerazioni condivisibili. Ve lo propongo. Un augurio sentito di lunga vita a tutti!


Gli ambientalisti muoiono prima

Editoriale di Claudio Martinotti
Presidente Gruppo Gevam Onlus - Centro di Formazione Ambientale "Monferrato"
CASALE MONFERRATO

Nel corso della nostra esperienza di vita ci può capitare di percepire alcune sensazioni negative che fanno seguito ad una sequela di riscontri (almeno apparentemente oggettivi), che ci suscitano intuizioni e/o deduzioni, alle quali normalmente daremmo un seguito, cercheremmo cioè di mettere a fuoco l'argomento cercando di razionalizzarlo.

Ma quando queste sensazioni generano inquietudine, angoscia, tensione, ecc., semplicemente ci
spaventano e quindi preferiamo non farle emergere in superficie, non trasformarle in pensieri coerenti, razionali e comunicabili, temporeggiando nel tentativo di sospenderle in una specie di limbo mentale.
È accaduto a me in tutti questi anni nello svolgimento della mia attività di volontariato operativo nella tutela ambientale. Ma poi accade un bel giorno che quelle sensazioni inquietanti, tenute più o meno approssimativamente sotto controllo razionale (rimosse o represse), emergano nostro malgrado. A me è accaduto alcuni giorni fa, di raggiungere il punto di "emersione".
Ero ad una delle tante occasioni di incontro (in giro per la penisola) con altri ambientalisti come me, e come accade frequentemente ci si aggiorna sulla situazione dopo anni che non ci si vede, e dopo l'ennesimo rapporto nefasto che ascoltai sui "colleghi" che avevano preso commiato da questa
vita terrena (chi per infarto, per tumore o per incidente ...più raramente ma non infrequentemente anche per suicidio), immediatamente mi venne da fare una riflessione
In quell'occasione ho avuto il coraggio di dire quanto non avevo ancora comunicato esplicitamente, e lo feci con una certa ansia, perché non sapevo quali reazioni avrei potuto suscitare.
Dissi cioè che ero convinto che gli ambientalisti morissero prematuramente rispetto a coloro che dell'ambiente gliene importa poco o niente e che quindi svolgere attività di volontariato ambientale operativo era come svolgere un lavoro ad alto rischio di vita ed usurante.
Fu come se avessi compiuto un rituale per esorcizzare le paure e le ansie represse, ci fu una vera e propria esplosione di comunicazioni personali che sembravano covare da anni allo stato latente. Oltre ad una istantanea adesione e consenso a conferma delle mie affermazioni, ognuno degli interlocutori aggiunse qualcosa di suo, citando quanti morti tra i suoi amici aveva riscontrato, che era dovuto all'eccesso di stress che si accumula, al senso di responsabilità che ti tende come una corda, alle aspettative nei tuoi confronti che non vuoi deludere e che ti provocano ansia, ai troppi impegni che spesso si sovrappongono, alle repressioni e persecuzioni cui sei soggetto, al mobbing, all'incomprensione e derisione che subisci, al fatto che hai solo oneri e nessun onore, al depauperamento alle penalizzazioni ed alle querele che subisci, alla solitudine ed all'isolamento, ai conflitti ed alle tensioni e dissensi in seno alla famiglia, alla cronica mancanza di risorse che ti induce ad aguzzare l'ingegno fino ad esaurirlo, ecc..
In buona sostanza tutti concordavano che gli ambientalisti muoiono prematuramente, e non sono pochi.
Fenomeno probabilmente imputabile all'accumulo di "tossine psichiche" (dal mio punto di vista, avendo una formazione psicologica), paradossale per coloro che dedicano la loro vita a combattere contro le cause dell'inquinamento e quindi semmai contro il diffondersi di tossine chimiche
... Somatizzando lo stress nel corso della loro vita, divenendo vulnerabili alle malattie, soprattutto agli esaurimenti nervosi ed ai collassi, cronicizzando una sequenza infinita di disturbi psicosomatici, fino a sfociare in malattie più gravi e degenerative, immolano più o meno
consapevolmente la loro vita per uno scopo collettivo.
Ovviamente, riferendomi al rischio di morte prematura, mi riferisco agli ambientalisti "veri", cioè a quelli che rischiano in prima persona e perseverano nonostante tutto, a coloro che lo fanno solo ed esclusivamente perché motivati intrinsecamente, che agiscono col cuore e credono fermamente
nei valori che propugnano, nei confronti dei quali circa venticinque anni fa avevo condotto uno studio sperimentale di psicologia ambientale sulle loro motivazioni, anche per il profondo rispetto che suscitavano in me. Non mi riferisco certo a coloro che, più o meno opportunisticamente ed
utilitaristicamente, hanno cavalcato l'ambientalismo per fare carriera personale e lo fanno tuttora. Pervenire a rendere pubbliche queste mie considerazioni non è stato un processo indolore, perché già viviamo in un'epoca in cui non è facile reperire nuovi volontari operativi (sapete che operiamo nella vigilanza ambientale e quindi siamo sulla "prima linea del fronte") e le defezioni sono numerose, e dichiarare pubblicamente che con questa scelta si rischia anche di ridurre notevolmente la durata, oltre alla qualità, della vita, non è certo incoraggiante per promuovere il reclutamento ...
A questo punto non possiamo più fare finta di niente, non possiamo simulare di non essercene accorti che si vive molto meno a lungo rispetto alla media statistica. Prendiamone atto e con coraggio (sto scherzando…) cerchiamo di essere coerenti fino alla fine, scegliendo anticipatamente una bara ecologica (biodegradabile e dai costi irrisori) e la cremazione, per accomiatarci con coerenza e fedeltà ai valori condivisi e divulgati nel corso della propria vita.
Personalmente comunque rimango sottilmente ottimista, in quanto non mi sento più molto "ambientalista", non come prima, nei 28 anni precedenti nei quali credo di aver dato un contributo significativo ed innovativo all'ambientalismo italiano. Mi sento meno ambientalista, perché mi sento come lo spettatore che la domenica nello stadio si sente "tifoso" .
Ovviamente non può definirsi solo o isolato, e così è accaduto agli ambientalisti: ormai non sono più soli, ormai quasi tutti sono divenuti ambientalisti. Basta vedere i mass media, tutti quanti aprono in prima pagina con titoli che riguardano problematiche ambientali, quando fino a qualche anno fa gli ambientalisti e le loro argomentazioni erano relegati in un cantuccio o censurati ... Ormai tutti parlano di questioni ambientali, i "tuttologi" e gli opportunisti hanno spazio a iosa, ed io che ho sempre evitato ogni forma di protagonismo e di visibilità personale, approfitto del fatto che non sono un volto noto e mi mimetizzo socialmente per apprendere da questi ambientalisti dell'ultima ora come fare per aver cura dell'ambiente e risolvere i problemi che ci assillano.
Non si finisce mai di imparare e chiunque può insegnarci qualcosa ...
Calorosi saluti

Claudio Martinotti