Francesca Raggio segnala il seguente articolo di Carbone in merito alla forte carenza di acqua dalla Scrivia (Matteo Bandello la chiamava LA Schirmia e perciò non si dice LO Scrivia). Inoltre segnala che la scomparsa di acqua da Cassano Spinola ha una motivazione precisa: il fortissimo prelievo autorizzato dalla Provincia di Alessandria, confermato nel 2004 con altri 200 litri al secondo, ad esclusivo vantaggio della Roquette di Cassano. Sarà più precisa non appena avrà i dati ufficiali di questa fortissima captazione che si va ad aggiungere alle decine “autorizzate” in questi ultimi due decenni

Ormai i torrenti sono “strade di ghiaia”

di Giampiero Carbone

Ormai è catastrofe per gli ecosistemi fluviali e l’agricoltura dovrà tenere conto della carenza d’acqua: è questo il risultato della mappatura della situazione idrica dei torrenti avviata nei giorni scorsi dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa) di Alessandria insieme ai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) del capoluogo provinciale.
Un’indagine che ha interessato il Basso Alessandrino, in particolar modo in importanti corsi d’acqua quali Orba, Scrivia, Lemme e Basso Tanaro.
Un’attività che fa parte dei progetti provinciali per la realizzazione della rete ecologica provinciale, della gestione delle acque e della verifica degli scarichi idrici.
Non c’è traccia di acqua nel tratto dello Scrivia da Cassano Spinola ad Alzano Scrivia, lungo ben 33 chilometri, nell’Orba da Predosa alla confluenza con il Bormida (12 km) e nel Lemme da Tassarolo alla confluenza con l’Orba a Predosa (10 km). Secondo Alberto Maffiotti, direttore dell’Arpa di Alessandria, “in questi tratti sono assenti anche le pozze di acqua residue. L’immagine che si ha del fiume è quella di una pista di ghiaia bianca in una pianura arsa dai raggi solari”.
Maffiotti utilizza il termine “catastrofe” per quanto riguarda gli ecosistemi fluviali: “Tutte le forme di vita legate all’acqua sono di fatto sparite con la compromissione dello stato ecologico anche per i mesi a venire”.
Lo stress idrico interessa ovviamente anche le piante lungo i torrenti: perdita anticipata del fogliame, crescita ridotta, assenza di sottobosco vitale.
Una situazione che pregiudicherà lo sviluppo vegetazionale dei prossimi mesi e che influenza negativamente anche i boschi e le coltivazioni vicini a quelli che erano i corsi d’acqua.
Altro grave problema sono gli scarichi dei depuratori: in questo momento rappresentano la fonte di acqua più importante dei torrenti. “Il rischio”, afferma Maffiotti, “è che queste acque vengano riutilizzate a scopi irrigui nei tratti di fiume dove l’acqua è ancora presente senza che si registri lo scorrimento superficiale”.
Secondo il direttore dell’Arpa di Alessandria, siamo di fronte “ai primi segnali di trasformazione del territorio dovuto ai cambiamenti climatici, a causa dei quali molte specie animali e vegetali non hanno il tempo di sviluppare strategie di sopravvivenza e di adattarsi a queste nuove situazioni”.
Una situazione che vede sorgere una migrazione regionale in particolare da parte degli uccelli, i quali abbandonano le tradizionali aree di alimentazione estiva spostandosi alla ricerca di cibo in zona diverse, soprattutto nei pressi delle dighe del Tanaro, dove vi è una concentrazione di garzette ed aironi cenerini anche nel tratto del fiume che scorre ad Alessandria.
Cosa comporterà, nel futuro, questa drammatica situazione? “Difficile prevedere l’impatto dei cambiamenti climatici dal punto di vista ambientale. In parte stiamo invece verificando è che la carenza idrica influenzerà fortemente l’agricoltura locale, strettamente legata al clima regionale: ciò significa che le limitate varietà coltivate possono vivere solo con determinate condizioni di temperatura, di acqua e dei nutrienti nel suolo; situazione che le rende vulnerabili a qualsiasi modificazione dell’equilibrio già precario del clima”