Pubblichiamo volentieri questa lettera inviata al PICCOLO dall'amico Giuseppe Raggi
L'ACQUA DEVE RIMANERE BENE PUBBLICO
Ho letto nell'inchiesta del Piccolo sul servizio idrico integrato (SII) delle diverse criticità segnalate dai sindacati.
Si tratta a mio avviso delle conseguenze tangibili della scelta per la gestione del SII del modello societario privatistico. Così, nell'ATO 6 Alessandrino, ma anche nell'ATO 2 Vercellese, che comprende Valenza e Casale, attraverso partecipazioni ed alleanze, società quotate in Borsa come Iride o giganti come Smat Torino hanno potuto acquisire una posizione di forza. Queste società investono capitale di rischio per trarne un utile. L'esperienza insegna che, nel settore dei servizi pubblici privatizzati, e anche nel settore dell'acqua, questo utile viene forzatamente ricercato dosando vari strumenti:
-aumento delle tariffe (di cui il giornale ha riferito),
-riduzione del costo del lavoro, spingendo sulla precarizzazione e sulle esternalizzazioni (temute, si è letto, dalle associazioni dei lavoratori),
-compressione degli investimenti (in un settore che ne ha invece estrema necessità, per eliminare le perdite della rete e renderla più efficiente),
-aumento della produzione (quando invece occorrerebbe contenere i consumi, anziché espanderli).
Le Spa, per intrinseca natura, precludono poi ogni spazio di partecipazione alle decisioni sia da parte dei lavoratori che dei cittadini-utenti. Gli stessi enti pubblici detentori delle azioni o delle quote debbono muoversi secondo le logiche del codice civile, che prevede per le società commerciali il fine di lucro.
Passando ad un altro aspetto dell'inchiesta, è vero che nel nostro Appennino, dove io vivo, ad insediamenti abitativi molto dispersi sul territorio si è accompagnato nel tempo un numero talvolta eccessivo di gestioni consortili o comunali. Con la gestione privatistica del SII attraverso un soggetto unico, negli insediamenti meno popolosi la razionalizzazione rischia però di finire in tagli e peggioramento della qualità del servizio, perché investire per pochi utenti non sarebbe remunerativo.
In generale, ritengo che il SII abbia bisogno di uscire dalle logiche secondo cui l'acqua deve essere trattata come una merce. Appoggio perciò la campagna per una legge di iniziativa popolare che sancisca la natura dell'acqua quale bene comune e detti i principi per una sua gestione pubblica, partecipata e trasparente.
Si può non sprecare l'acqua e non farla mancare a nessuno. Occorre, però, dotarsi di strumenti nuovi, poiché le logiche del libero mercato si dimostrano inefficienti.
Cordialmente.
Giuseppe Raggi Montacuto (Al)