LA “BOCCA TASSATA” E IL LETTO RIARSO

Ho letto alcuni messaggi di Ambiente Liguria in merito alla questione BOCCA TASSATA, ossia al fatto che a Genova e altrove l’acquedotto fornisce acqua agli appartamenti a ciclo continuo e, quando le vasche sono piene, essendo queste sprovviste di valvole, si verifica uno spreco enorme con l’acqua che finisce nelle fogne, nelle canalizzazioni e in mare.
Alcuni fanno notare i costi elevatissimi dell’acqua, altri che il problema maggiore è la perdita del 30% lungo le canalizzazioni sprovviste di adeguata manutenzione, altri che Comune, Provincia e Regione fanno schifo perché pensano solo al guadagno che è notevole, visto che si paga una tariffa fissa. Altri ancora segnalano che non c’è alcun segnale di ripensamento e non è prevista alcuna disposizione o incentivo per passare da bocca tassata ad acqua diretta.e pagata a consumo.
Pare incredibile che succeda una cosa del genere e di conseguenza il 30-40% dell’acqua dell’acquedotto vada sprecata perché tanto io ho già pagato e quindi non sono affari miei se quella che non mi serve se ne va a mare.
Ricordo che nel 1984 in un articolo apparso sul Gazzettino della Bassa Valle Scrivia, ponendo in rilievo come la Scrivia avesse portate d’acqua inferiori al passato, elencavo tra i motivi le selvagge captazioni agricole, industriali e la lunga serie di dighe e sbarramenti per i prelievi degli acquedotti, soprattutto nella zona del Basso Piemonte. Allora aggiunsi anche l’assurdo spreco di acqua sottratta a Scrivia e Trebbia per gli acquedotti genovesi che poi la disperdevano abbondantemente per l’assurdo sistema della BOCCA TASSATA.
Ripresi l’argomento nel 1991 quando nella Bassa Valle Scrivia si verificarono cedimenti sulle strutture più pesanti dei centri abitati (chiese, castelli, condomini) dovuti ai forti abbassamenti delle falde.
Ero convinto che da allora qualcosa fosse avvenuto nella gestione degli acquedotti e il Consorzio di gestione della Scrivia avesse imposto l’eliminazione di parte degli sbarramenti per consentire una alimentazione idrica più corretta nell’intero bacino idrografico.
Scopro che invece nulla è successo, anzi si parla di creare ulteriori sbarramenti, di prelievi maggiori a monte; l’interesse è tutto verso la privatizzazione di questa risorsa acqua (così evidentemente di carattere pubblico in quanto bene primario); una privatizzazione che non è neppure capace di fare i propri interessi e curare il capitale di base.
E’ vero che se la Scrivia non ha più acqua non è certo colpa dell’insipienza degli amministratori genovesi, le cause sono tantissime, a cominciare dall’effetto serra, e tutti noi le conosciamo.
Il dato di fatto è che questo spreco così pazzoide (soprattutto se messo a fronte dei tanti consigli di risparmio, magari mettendo una bottiglia piena nello sciacquone o applicando riduttori ai rubinetti) va a dare un contributo all’inaridimento di una delle valli più fertili e ricche d’acqua dell’Italia (forse è per questo che hanno pensato bene di riempirla di aree logistiche, di centri commerciali, di capannoni, di immensi depositi e aree pseudoindustriali).
Ricordo bene che nei primi anni Cinquanta andavo a Scrivia a fare il bagno e solo per un mese, a cavallo di luglio – agosto, dovevamo accontentarci dei mujò, delle buche, delle pozze ai piedi delle piarde poiché il torrente era privo di acqua corrente
In questi ultimi anni il periodo di interruzione dello scorrimento in superficie si è sempre più allungato e due anni fa ha occupato un lungo periodo da metà maggio sino al 20 ottobre
Quest’anno, sempre a Castelnuovo Scrivia, c’è un piccolo rigagnolo scavalcabile con un salto e a mio avviso fra qualche giorno cesserà anche quello. Oggi, 23 aprile, il motorino collocato nell’antico pozzo del cortile di casa mia non aspira più un goccio d’acqua, eppure ricordo bene che nel dopoguerra venivano dai cortili vicini nel pieno del mese di agosto per tirare su un secchio di acqua pulita poiché era il pozzo più profondo della via.
Capisco che questi non sono dati scientifici e che sono intrisi di emotività, ma tant’è, ve li offro come contributo a una riflessione che nasce dall’inconsistenza e stupidità umana della Bocca Tassata, ma che va ben oltre