UNA SEGNALAZIONE INTERESSANTE DI GIUSEPPE RAGGI
Di Beppe Grillo non mi piacciono i toni "giustizialisti" - perché confido sempre nel potere di persuasione delle idee e ho già visto una volta quale esito ha avuto una pseudo-sollevazione tipo "mani pulite" - ma a volte gli riescono delle sintesi efficaci. Per curiosità, ti giro due suoi recenti interventi.
Giuseppe Raggi
16 ottobre
Oltre il semplice No!
Sì e No. Il Sì è positivo e il No è negativo. Il Sì è il semaforo verde, il No è il semaforo rosso. Il Sì è il futuro, il No il trapassato remoto. I media sono sempre dalla parte del Sì. I politici sono sempre dalla parte del Si. I filibusti-finanzieri della Colf-industria sono sempre dalla parte del Sì. Benettontronchettigeronzicimoliscaroni annuiscono sempre. Entusiasmati dal loro conto corrente positivo. Sì!
Sono tutti dalla parte del progresso. Degli inceneritori, delle privatizzazioni di acqua, autostrade, comunicazioni, delle centrali nucleari, dei tunnel per rimanere in Europa e del ponte per ricongiungere la Sicilia alla Madre Patria, della Legge Biagi, delle esternalizzazioni, delle razionalizzazioni. Sprizzano ottimismo, gioia e tanta, tanta, ma mai sufficiente, riprovazione per chi dice No.
Il No è provinciale, infantile, di chi non ha ancora capito, tipico di quelli che hanno un giardino e non un posto macchina. Dei Nimby, dei No-Global, degli estremisti rispetto a chi sta al centro. Dei Valsusini, dei No-Tav, No-Tac, No-Parcheggi, No-Smog, No-Macchine, No-Consumi, No-Inquinamento.
Tutta feccia finanziariamente inutile. Dannosa per il business. Dannosa per le alleanze. E le alleanze sono sempre positive per chi ci guadagna. L’amministratore delegato di Abertis Salvador Alemany Mas, che dal nome ricorda Chico: Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, di Zagor, lo sa bene. Dopo l’operazione politica a novantagradi Zapatero(attivo)-Prodi(passivo), ha dichiarato: “Il problema è il sistema tariffario, non gli investimenti”. Sì all’aumento dei pedaggi, Sì all’azione che vola in Borsa. Ecco, questa frase è illuminante.
Gli investimenti e i loro costi sono sempre a carico dei retrogradi del No e il pedaggio lo incassano sempre gli alfieri del Sì. I No non vogliono piegarsi. I Sì vogliono sempre procedere in avanti. Questa polarizzazione va invertita. Un No semplice non è più sufficiente. Bisogna andare oltre. E imparare a dire: “Sì: va a fanculo”.
21 Ottobre 2006
Un Paese sull'orlo di una crisi di nervi
Ho una strana sensazione. Avverto degli scricchiolii. Micro fratture nei muri. Leggo dei fischi alla bandiera italiana a Vicenza. Con il palco gremito dei rappresentanti della finta opposizione che sorridono senza fare una piega.
Ascolto da mesi discorsi imbarazzanti del Governo. Imbarazzanti per la loro inconsistenza. Per la loro ignoranza. E soprattutto per la mancanza di coraggio. È inutile personalizzare, parlare male di Prodi o di Berlusconi. È un’intera classe politica, dall’usciere comunale al Presidente della Camera, che si aggrappa ai suoi privilegi. In modo sempre più infantile. Plateale. Per loro noi siamo solo caramelle, gelati, pop corn. Per cambiare veramente bisogna spazzarli via. Ci vuole la ramazza popolare. La democrazia diretta e facce nuove, non queste cariatidi supponenti che passano il tempo a mettersi il fard.
Gli italiani, fino ad ora, sono stati alla finestra. Per vedere come andava a finire. Come se assistessero a un film un po’ scarso che non li riguardava. Forse il finale è arrivato. In pensione si va da morti. I risparmi di una vita, il TFR, sono espropriati per fare le Grandi Opere. Ma anche questo ha ormai poca importanza in un Paese di precari e di senza lavoro. Di finti industriali che controllano le televisioni e i giornali. Che ci stanno spolpando da dentro, grazie al meccanismo delle concessioni. Lo Stato gli concede le frequenze radiotelevisive, l’acqua, le autostrade, la dorsale telefonica, tutto. Roba nostra, soldi loro. E tanta riconoscenza, tante donazioni per i partiti. Che così rimangono alla loro mangiatoia.
La classe politica vuole conservare i propri privilegi in un Paese che sta perdendo tutto. Gli italiani cominciano ad accorgersene. Ad avvertire odore di bruciato. E a capire che la differenza è tra noi e loro. Non tra destra e sinistra. C’è una sensazione di irrealtà in giro. Se si ascoltano Casini o Bersani sembra di essere ai tempi di Ceaucescu. Tira un’aria tra il venticinqueluglio e l’ottosettembre. Un’aria che non promette nulla di buono. Non l’avvertite anche voi?