4 agosto
"ABBATTIMENTO SELETTIVO" LO CHIAMANO
NO DEGLI AMBIENTALISTI ALLA MATTANZA
Apprendiamo con immenso piacere che è stato raggiunto un accordo con la Regione Piemonte per salvare dall'abbattimento i 600 caprioli dell'alessandrino.
La pressione di migliaia di cittadini, delle associazioni animaliste e ambientaliste, dei consiglieri regionali di Rifondazione e dei Verdi per evitare la mattanza ha fatto sì che il ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio sia intervenuto personalmente impegnandosi come garante per la sistemazione dei 600 caprioli in parchi e in zone protette, in vari luoghi della nostra penisola.
I nostri "bambi" sono salvi, dunque: è una vittoria della mobilitazione popolare e ne siamo felicissimi, ma probabilmente in altre province piemontesi non sarà così sia per i capriolo che per tante altre specie animali. Occorre quindi ragionare su differenti politiche ambientali, nella salvaguardia degli animali. Occorre utilizzare il metodo delle sterilizzazioni, ripensare i modi di ripopolare il territorio, rivolgersi con un approccio diverso al mondo animale.
Per questo è importante che non solo le associazioni animaliste ma tutti quanti ci si faccia sentire: basta con le mattanze, basta con le stragi, basta con l'indifferenza.
Prima della decisione di Pecoraro Scanio, le associazioni ambientaliste firmatarie di questo documento avevano concordato il seguente comunicato:
ABBATTIMENTO SELETTIVO DI DAINI E CAPRIOLI?
NO SECCO DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
Interveniamo come associazioni ambientaliste, ancora una volta, con un NO secco e deciso alla cultura di emergenza e di morte che ci viene proposta.
Qualcuno (Provincia, associazioni venatorie) ha operato negli anni scorsi, anche a spese di chi è contrario alla caccia, al ripopolamento di daini e caprioli (e altri animali) nella nostra provincia, rifiutando qualunque riflessione sul ripristino di una catena naturale sostenibile (dove ci sono erbivori ci devono essere carnivori).
Il risultato è che, a quanto sempre Provincia e cacciatori ci dicono, ci sono troppi daini e troppi caprioli e che, quindi, bisogna procedere ad un abbattimento “selettivo”, ovviamente a costo della comunità; cioè si è creata, volontariamente o per incapacità, l’emergenza.
All’emergenza si è capaci di rispondere solo in maniera drastica: ci sono i caprioli, allora ammazziamoli, ci sono i rifiuti, allora bruciamoli, ci sono problemi in Medio Oriente, allora facciamo una guerra.
Se veramente l’obiettivo è quello di giungere ad un riequilibrio globale del territorio nella nostra provincia, visto il livello di degrado ambientale complessivo, il percorso da intraprendere è ben diverso da quello, volutamente semplificato, messo in atto in questo caso che, giustamente, ha creato scalpore.
Sarà opportuno sapere che secondo le normative regionali la caccia agli ungulati comincerà , sia in pianura e sia in collina, a partire dal 10 agosto nell’ATC AL 4 (Acqui T.- Ovada), nonostante gli altissimi rischi per la sicurezza pubblica dovuta alla copertura vegetale ancora fitta in agosto e settembre che limita la visuale; i cacciatori saranno autorizzati a sparare ai maschi di capriolo, mentre per le femmine e i piccoli dell’anno (nati fra la metà di maggio e la fine di maggio) le aperture all’attività venatoria avverranno dal 20 dicembre al 7 gennaio.
Quindi vorremmo che la Provincia rispondesse ad alcune domande:
- Perché questo improvviso allarmismo, questa campagna di stampa sulla assoluta necessità di abbattere caprioli e daini subito, quando tra una settimana inizierà la caccia?
- Si vuole allargare la possibilità di caccia agli ungulati anche in altri ambiti, usando la scusa dell’emergenza?
- L’”abbattimento selettivo”, a cura delle associazioni venatorie, è il sistema scientificamente preferibile, e meno pericoloso per gli abitanti, per ridurre la densità di popolazione degli ungulati?
Risulta piuttosto imbarazzante che siano altre regioni o addirittura vari rappresentanti del Parlamento europeo a richiamare in modo secco e argomentato tanto gli organi regionali quanto le articolazioni locali (ATC n. 4 e provincia di Alessandria) ad una maggiore sensibilità in campo ambientale proprio in nome di quella “catena naturale sostenibile” che, a parole, interessa tutti.
Un’altra questione su cui vorremmo vederci più chiaro è infine quella delle le modalità di accertamento delle “situazioni a rischio” e le conseguenti operazioni di risarcimento.
Qui c’è una delle tante pecche della legge istitutiva degli ATC, che proprio nella ricezione e verifica delle cause dei danni dovrebbe esercitare maggior rigore ed avere sempre il corredo di analisi tecniche di qualità. Anche con esborsi limitati come quelli del caso particolare di cui ci stiamo occupando.
Rete ambientalista alessandrina,
Pro Natura Alessandria,
Legambiente Tortona,
Progetto ambiente Tortona,
WWF Novi,
Laboratorio Verdi."