In ricordo di GIAN PAOLO TESTA
di Renato Milano

Gian Paolo Testa se ne è andato, lasciando un po' di amaro in bocca a tutti, ma lasciando anche in eredità un grande patrimonio di storia e di esperienza. Se sapremo coglierlo non avremo perso nulla del contributo che Gian Paolo dava alla difesa del nostro territorio.
Ricordo due episodi, o meglio due frasi, una di qualche anno fa e una recentissima, che non solo ci dipingono il personaggio, ma ci potranno servire da stimolo a continuare, tutte le volte che abbiamo voglia di piantarla lì.
Qualche anno fa le rive dell’Albedosa, presso le fonti Feia, furono oggetto di un massiccio taglio di piante d’alto fusto, bellissimi pioppi, ontani, qualche quercia e altre piante di pregio. Poi, una pioggia molto intensa causò l’esondazione del torrente che invase alcuni campi presso le sue rive. Nacque il sospetto che la colpa del disastro fosse proprio la “pulizia” delle sue sponde. Io e Gian Paolo fummo chiamati da un’insegnante di Ovada, una signora del WWF che dalla sua casa sulle colline di Castelletto aveva assistito allo sfacelo.
Ovviamente c’era fango dappertutto, ma nonostante questo ci inoltrammo lungo le rive del torrente, per vedere e documentare lo scempio. Io mi infilai un paio di stivali, e Gian Paolo si legò alle caviglie dei sacchetti di plastica. Tuttavia non riuscimmo ad impedire un’infangata generale dei pantaloni e di altri indumenti.
Decidemmo allora che se lo scempio fosse continuato ci saremmo incatenati alle piante, secondo un modo di agire del momento che otteneva un certo successo.
Mentre mi toglievo un blocchetto di terra da un orecchio, finito chissà come anche lì, chiesi a Giampaolo se ne valeva la pena, ovvero se la gente meritava questa nostra infangata generale e, ancora di più, se meritava che noi andassimo a legarci alle piante.
Ricordo quasi alla perfezione cosa mi rispose Gian Paolo, incasinandosi un po' con le parole, perché anche lui impegnato a scrollarsi fango di dosso: «…. Certo che no, molti non lo meritano per niente, ma io lo faccio lo stesso; da bambino e soprattutto da ragazzo, frequentavo queste rive e mi piacevano, ci giocavo con il corpo e la fantasia, come fosse un mondo magico ma reale, ……… mi piacerebbe che questi posti piacessero anche agli altri come piacevano a me, soprattutto ai giovani, ai quali stiamo rubando tutta la fantasia».
E giù una risata, per l’azzuffata di verbi. Così, sputando un po' di terra, decidemmo che lo avremmo fatto, ma non per quelli di adesso, che continuavano ad accusarci di gettare vipere e lupi dappertutto, ma per chi verrà dopo.

L’ultima volta che ho visto Gian Paolo è il venerdì della cena a “Lo Casale”, pochi giorni fa. È molto in forma. Arriva con un ritaglio di giornale dove si descrive l’ennesimo progetto demenziale che incombe sulle nostre colline: il “Porto Lungo”, ossia quella ferrovia, complementare al Terzo Valico (e non alternativa, ci mancherebbe altro!) che dovrebbe collegare il porto di Voltri con Lerma e poi Alessandria, ignorando completamente l’esistenza della Voltri – Ovada – Alessandria, oggi quasi del tutto abbandonata e comunque destinata al taglio, come “ramo secco”. Il porto di Genova presto movimenterà 12 milioni di teus, ci dicono, immersi più in un mondo horror fantascientifico, che nella realtà!
Mi dice Gian Paolo: «O sono imbecilli, o ci credono tutti imbecilli, ma dovranno passare sul mio cadavere …e sarà dura».
È stata una dichiarazione di impegno civile e ambientale, il suo corpo non esiste più incenerito dal forno di Staglieno, ma la sua volontà è ben viva ed è in me…e mi auguro anche in tutti voi.

Novi Ligure 16.6.05

Renato Milano