Una considerazione del sindaco di Castelnuovo Scrivia
Quasi quasi ce la meriteremmo una pandemia

Dalla pandemia per l’influenza aviaria ad una notizia di quart’ordine negli ultimi giorni: "La schizofrenia degli annunci, il business delle case farmaceutiche, il virus che ha colpito alcuni volatili in altre parti d’Europa e del Mondo hanno incrinato pericolosamente il rapporto fiduciario nel mercato delle carni bianche".
Non si può dare torto a chi da anni denuncia le condizioni di allevamento intensivo che trasformano l’animale, qualunque esso sia, in fabbrica di carne o di uova. Animali ammassati a migliaia in luoghi piccoli e insalubri con un’alta concentrazione di virus e batteri. Animali che vivono in situazioni talmente innaturali e insostenibili che per mantenerli in vita, in una parvenza di ‘sanità’, vengono rimpinzati di antibiotici.
Uno sull’altro. A volte li vediamo anche esibiti nei nostri mercati senza la necessità di vedere il suk di Bangkok: 30 canarini in una gabbia, 50 pesci rossi in un’ampolla leggermente più grande di quella di casa, una ventina di galline dentro una cesta, i cuccioli dei cani ammassati l’uno sull’altro. E senza che nessuno, tra i primi i colleghi che dovrebbero vigilare su questi ambulanti e i relativi reparti di Polizia Municipale, elenchi loro gli obblighi di legge quando sono sempre al di là della legalità.
Ciò che più disgusta, guardando la tivù di questi giorni, è il silenzio sugli animali che vengono gettati, naturalmente vivi, nei cassonetti o arsi sui falò causando loro una morte atroce per il semplice fatto di essere cresciuti in un ambiente innaturale, voluto dall’uomo, per la ‘fabbrica della carne’.
Le foche ammazzate a bastonate sulla neve, i crostacei che concludono la loro esistenza negli acquari (sic!) dei ristoranti con le chele sigillate da potenti elastici per dimostrare la loro “freschezza” e gettati vivi sulle piastre del ristorante, i pesci ancora vivi sul ghiaccio dei pescivendoli (dove sono i veterinari, i vigili, e i NAS per i controlli visto che è vietato?), polli e galline legati, schiacciati, bruciati per dimostrare che l’abbattimento prosegue, naturalmente in maniera cruenta, galline allevate in uno spazio poco più largo di una scatola di scarpe con la luce accesa per 24 ore così si ottengono 2 uova al giorno, vitelli gonfiati come i palloni, e via con gli esempi.
Se questo è l’uomo, se questa è la sua sensibilità, se considera ancora l’animale – qualunque esso sia – come “fabbrica della carne” , se questa è la nostra ‘evoluzione’ nei secoli dei secoli, se non riusciamo a vedere la sofferenza e l’angoscia nello sguardo di un animale, sinceramente, ci meritiamo una bella pandemia.

Gianni Tagliani
Sindaco di Castelnuovo Scrivia