UNA SERIA POLITICA AMBIENTALE: FANTASCIENZA?

Accolgo volentieri l'invito di scrivere qualche nota sui problemi ambientali del nostro territorio, senza la pretesa di affrontarli tutti e in modo esauriente.
È necessaria una premessa.
Si sente parlare e si legge di un sacco di progetti per creare ulteriori infrastrutture: strade e tangenziali in ogni dove, nuove aree attrezzate per centri logistici, inceneritori, centri commerciali a profusione, centrali elettriche, pale eoliche in cima alle montagne, smaltitori di sostanze tossiche, nuove linee a 380 mila volt, giganteschi piazzali ricoperti da capannoni, e via cementificando.
Partiamo da una immagine, l'ex Frascheta che si estendeva a sud di Tortona, verso Novi e verso Arquata: totale e rapidissimo degrado naturalistico. La stessa cosa sta avvenendo ovunque e scompaiono non solo terreni coltivati, alberi e siepi, ma anche cascine, frazioni e condizioni di vivibilità. Nello stesso tempo aumenta la solitudine sociale, la disgregazione delle tradizioni positive, l'insoddisfazione. Svanisce rapidamente quell'insieme di legami storici, ambientali, affettivi che ti legavano ad un luogo e che formavano l'humus in cui una comunità affondava le sue radici e traeva vitalità.
Una volta ci si arricchiva sfruttando le risorse minerarie e l'uomo (schiavo o proletario che fosse). Ora ci si arricchisce saccheggiando e depauperando la natura che, essendo patrimonio comune, viene considerata tranquillamente oggetto di rapina legale dai "furbi", dai disonesti, dai miopi. Non voglio passare per un cinico, che non sono, ma provocatoriamente vorrei dire che l'uomo sfruttato era un bene prezioso, avvilito e distrutto, ma riciclabile. Così non sarà per la natura!
E tutto questo per che cosa? Per velocizzare i nostri ritmi di vita, mentre avremmo bisogno di rallentarli, di farci raggiungere dalle nostre anime di cui non ci curiamo più e che lasciamo lontane alle nostre spalle, e riflettere su che razza di mondo stiamo rabberciando.
Per esaltare una nuova forma di paganesimo il cui triangolo illuminante è il profitto, il nostro benessere personale, il nostro senso di potere.
Per creare mille nuovi bisogni inutili, superflui, deviati, perdendo di vista quelli autentici sia in proiezione interiore che in visione comunitaria.
Leggevo, a giustificazione della necessità del Terzo valico per l'Alta Velocità, che si prevede un aumento del trasporto merci di ben 8 volte entro il 2024. Nessuno di questi ingegneri ha evidentemente un supporto filosofico - etico. Probabilmente non riflettono sulla qualità delle merci, di quante cose inutili stiamo riempiendo le nostre case, di quanta illogicità sia alla base di questa esasperazione del consumismo, di quanti danni procuri ricavare le materie prime, trasportarle o produrre oggetti sfruttando i paesi del terzo mondo, depositarli in giganteschi deserti cementificati, convincerci della loro "necessità" ed infine smaltirli nascondendoli con la tecnica dei gatti o bruciandoli (evviva l'accordo di Kioto!). In nome del "progresso" dell'"arricchisciti ora", del "chi se ne frega del dopo" si spazzano via non solo i paesaggi della nostra infanzia, ma anche tutto ciò che ha dato valore e significato alla nostra giovinezza e arricchito di ideali solidaristici il nostro modo di pensare.
Tutto tende a istupidirci, a uniformarci, a darci la beatitudine del beota. A mio parere essere veri cristiani, autentici marxisti, convinti anarchici (ideali che apprezzo nelle loro motivazioni di base) vuol dire rifiutare il sacrificio dell'ambiente per il guadagno, i ritmi di vita sempre più nevrotizzati, la mercificazione dei bisogni elementari, l'acquiescenza dell'onesto di fronte al disonesto; vuol dire mettere genuinamente a disposizione della comunità le proprie capacità; vuol dire battersi affinché i diritti alla cura della salute, al lavoro, alla istruzione e alla libertà di pensiero vengano tutelati.
Mi rendo conto che la premessa non è stata breve e quindi ridurrò l'esame delle emergenze ambientali, che nascono quasi tutte da bisogni inventati ad hoc, ossia per rapinare il territorio offrendo "un utile a pochi, un danno a molti, a spese di tutti", come recita uno slogan di chi si oppone al Terzo Valico Alta Velocità.
- Terzo Valico un'opera che viene dal vecchio progetto del 1992 di creare una linea apposita ad alta velocità per i treni fra Milano e Genova. Il Terzo Valico costerà oltre 10.000 miliardi delle vecchie lire con impatti terribili sulla costa ligure, sulle falde dell'Appennino e sul territorio fra Serravalle e Tortona, con inserimento nella linea storica all'altezza della stazione di Tortona. Si pensi che esistono già cinque valichi di cui tre sottoutilizzati che basterebbe ammodernare. Si pensi che la Voltri-Ovada-Alessandria vede giornalmente tre treni merci anziché i sessanta che potenzialmente potrebbe accogliere e ciò perché non ci sono merci e le Ferrovie sono al disastro. Gli ambientalisti chiedono interventi adesso sull'esistente e risanamento della gestione per favorire ciò che urge, ossia un trasporto pendolari confortevole e puntuale e un trasporto merci competitivo.
- Inceneritore A onor del vero i fautori lo chiamano Termovalorizzatore. In sintesi si tratta di un tipo di impianto che negli Stati Uniti da dieci anni non fanno più perché crea grossi problemi ed è fortemente inquinante. Bruciare ogni tipo di rifiuti per produrre un po' di energia (fortemente sovvenzionata dallo Stato, ossia da noi tutti) viene considerato economicamente vantaggioso solo per chi costruisce e gestisce. Inoltre i valori di diossina, studiati a fondo negli Usa, in Olanda, in Nuova Zelanda, in Irlanda, ma non in Italia, sono tali che provocano una serie di conseguenze che vi risparmio. Una sola indicazione: un impianto medio come quello che si vorrebbe costruire (pare) a Rivalta fa aumentare la diossina di una trentina di volte a distanza di decine di chilometri. Lo si è notato esaminando il latte di mucca e i formaggi ricavati. Brutti tempi si prevedono per le mucche, e non solo, delle valli del Tortonese.
E allora ci teniamo le discariche puzzolenti e addossate spesso ai fiumi? Un mese fa, Paul Connet, docente universitario di chimica a New York, il maggior esperto in materia del mondo (come gli viene ovunque riconosciuto), nel corso di una conferenza tenuta ad Alessandria, insieme a una miriade di dati esplosivi, ha raccontato una storiellina. C'è un signore che si trova dinanzi a una vasca da bagno con il rubinetto aperto al massimo. La vasca è piena e tracima. L'uomo non riflette. Prende il bicchiere dei spazzolini da denti e cerca di vuotare la vasca ma ovviamente non ci riesce. C'è lì vicino il contenitore dello spazzolone del water, ma non è sufficiente. Svuota la bacinella colma degli indumenti da lavare e si affanna a immergerla nella vasca, ma niente da fare ed è disperato perché l'acqua sta invadendo le stanze. A quel punto entra la moglie, vede la scena, riflette un attimo e…chiude il rubinetto.
Il significato è evidente, dobbiamo smetterla di produrre sempre più rifiuti che quindi ci stanno sommergendo e non riusciamo a gestire. Dobbiamo riflettere e iniziare una fase di ragionata decrescita e di produzione limitata al minimo indispensabile dei rifiuti. Dobbiamo chiudere il rubinetto dei contenitori che raggiungono a volte dimensioni doppie del contenuto. In più va favorita la raccolta differenziata e fatta porta a porta. Chi l'ha esperimentata ha verificato che anche in città di 100.000 abitanti si può raggiungere il 70-75 per cento di riduzione dei rifiuti da smaltire. Infine ricordiamoci che alla fine del processo di incenerimento il 30% rimane sotto forma di ceneri fortemente inquinanti; e di queste che facciamo?
Non vorrei che dopo le battaglie contro la Rol e la Oxon (aziende a forte rischio inquinamento), contro le scorie nucleari di Bosco Marengo e contro le conseguenze negative che avrebbero comportato ben cinque centrali tutt'attorno al Tortonese (Spinetta, Novi, Voghera, Casei e Sannazzaro), si apra una lunga stagione per far capire all'uomo della vasca che si ragiona con la testa e non con altre parti del corpo.
- Eolico e Campo golf
Fra i tanti problemi delle valli tortonesi, due parrebbero "falsi problemi" poiché cosa c'è di meno inquinante e più naturale del vento per la produzione di energia elettrica alternativa? E un campo di golf, così bello verde, non va bene?
Sui crinali delle valli Curone e Grue e della vicina val Borbera la Enel Green Power ha predisposto
investimenti, nell'ordine di 30 milioni di euro, per la realizzazione del più grande "Parco eolico" del
nord Italia. Trenta aerogeneratori da 1500 kw ognuno piazzati sui crinali dei monti Ebro e Roncasso
con una potenza complessiva di 46,5 Mw . Ogni macchina, un tronco conico di acciaio alto circa 80
mt. con rotore tripala, necessita di una superficie di circa 300 mq per la fondazione. L'elettricità in bassa
tensione sarebbe convogliata attraverso cavi interrati ad una stazione di trasformazione a mezza costa e di
qui immessa sulla rete nazionale con un elettrodotto ad alta tensione. Inoltre occorrerebbero strade di
accesso e viabilità di servizio agli impianti.
Basterebbe venire a fare un giretto da queste parti, come a me ogni tanto capita, per capire quale impatto
avrebbe un simile progetto. Paul Connet, nella giornata della conferenza di Alessandria, è venuto a vedere l'impianto di depurazione e cernita di Tortona e poi è stato accompagnato da Flavio Speranza in Val Curone. Ne è rimasto talmente colpito che ad inizio convegno ha voluto chiedere agli alessandrini se erano consapevoli della bellezza di questi luoghi che lui comparava alle colline toscane.
La tecnica seguita per portare avanti il progetto è la classica DAD (decidi, annuncia, difendi): poca o nulla
partecipazione dei diretti interessati, nessuno che spieghi perché si debba partire con un impianto così
grande e che faccia un rapporto costi-benefici.
Giusto ricavare energia dal vento, ma perché rovinare un luogo così bello con tralicci, strade ed elettrodotti?
Non si tratta di chiedere che vengano fatti nel giardino del vicino anziché nel proprio, ma mi pare che per queste valli ci siano progetti di rilancio in settori più legati al rispetto della natura e dell'esistente!
In merito al campo da golf parecchio è stato scritto e vi rimando alla voce specifica sul sito www.comitatiscrivia.it. C'è chi si chiede se per caso più che di quei tre gatti che verranno a Momperone (non esiste in Italia questa forte richiesta di campi da golf di cui si vocifera e poi nei paraggi ne esistono già altri) non si sia più attratti dai forti contributi che leggi discutibili destinano in questa direzione anziché verso strutture assai più impellenti. Vi sono altre decine di domande da porsi, ma quella che è fondamentale è l'utilizzo fortissimo di acqua, soprattutto nel periodo estivo, che richiede un campo da golf a discapito di tutto il resto della valle.
Concludo con uno specifico riferimento alla cementificazione selvaggia di tutta la piana della Scrivia con l'auspicio che nulla di simile si avvii mai nelle magnifiche valli che confluiscono su Tortona, valli in cui sono ben salde ancora quelle radici che mantengono forti i rapporti fra i valligiani e la valle.
Quelle radici che da noi stanno seccando. Ce le stanno portando via con gli enormi centri commerciali, con i capannoni, con le aree logistiche, con enormi aree industriali, con la crescita disordinata delle città e dei paesi, con il traffico, con i parcheggi. Come può una persona rimanere radicata ad un territorio che non esiste più? Le radici non crescono nel cemento, il cemento le soffoca. Cosa gliene frega dei propri luoghi che stanno diventando come certe periferie milanesi dove tutti, appena è possibile, pensano solo a fuggire verso la riviera o verso i laghi.
Ad esempio il comune di Serravalle mi ricorda queste periferie e il suo esempio si sta diffondendo sempre più verso Novi e oltre, scendendo lungo la Scrivia. È un infinito susseguirsi di cantieri aperti e di luoghi violentati alla cui vista matura l'angoscia di luoghi che svaniscono per sempre dalla memoria storica, che non riusciamo neppure più a ricordare. Come può la gente partecipare alla difesa del proprio territorio se di questo territorio ce n'è sempre di meno? È un proliferare di progetti, di discorsi sullo sviluppo, sulla velocità e intanto si procede verso il consumo totale del territorio disponibile. Questa è l'unica risposta che sanno dare i nostri governanti incapaci di bloccare (probabilmente manco se lo sognano di farlo) la crescita incontrollata di questo progresso obeso.
Un augurio agli abitanti della Comunità montana ::::::::. : che il radicamento della gente esprima amministratori, iniziative e battaglie a difesa della qualità della vita senza lasciarsi condizionare dalle sirene dei facili guadagni, dell'acquiescenza, del "tanto il mondo va così".
Mi permetto due citazioni finali, una trascritta con amarezza e l'altra con totale adesione.
"Meno velocità e quantità, più bellezza e qualità" (da un libro scritto nel lontano 1992 da Mercedes Bresso)
"Arrendersi al presente è il modo peggiore per costruire il futuro" (di Tom Benettollo, presidente dell'ARCI, a un anno dalla sua scomparsa).
Antonello Brunetti