11 settembre 2003
LA NOSTRA ACQUA IN MANO AI PRIVATI?
Sintesi dell’intervento di Flavio Speranza al convegno dedicato alla gestione della risorsa acqua inserito nelle quattro interessantissime giornate volpedesi

Mi chiedo come sia possibile parlare, come si è fatto nell’introduzione, dell’acqua come di una merce; le acque sono un bene inalienabile dello Stato e inalienabile vuol dire che non si può vendere (né regalare, né prestare).
L’acqua, il sole, l’aria, le cose che sono indispensabili per la vita possono essere trattate come merci; questo è il desiderio delle multinazionali, che per guadagnare sono disposte a tutto e che non hanno territorio, non hanno patria.
Ma per noi e per gli amministratori pubblici è possibile accettare questo punto di vista?
Non sono ideologicamente contrario alle privatizzazioni, sono un ex dipendente dei Monopoli di Stato che al momento della privatizzazione della mia azienda non si è opposto, in quanto si trattava di produzione di manufatti, di merci vere e proprie; ma questo non è accettabile per l’acqua.
Sento poi che ci si lamenta che in Italia, nel settore acqua, ci sono troppi centri decisionali e che c’è bisogno di ridurli per razionalizzare il mercato, e mi viene in mente che il Italia ci sono circa 16 milioni di famiglie, che sono altrettanti centri decisionali che condizionano il mercato; volete forse, in nome del maggior utile delle multinazionali, “razionalizzare” anche le famiglie?
Ci viene inoltre detto questa sera che la Regione ha interpellato i Comuni a proposito della privatizzazione e quasi tutti, in provincia di Alessandria, hanno espresso parere favorevole e ciò mi sembra assurdo.
Non mi ricordo, però, che qualcuno abbia fatto la campagna elettorale dicendo “Guardate, se mi eleggete sarò favorevole alla privatizzazione degli acquedotti”; l’anno prossimo ci sono le elezioni provinciali; bene, chi è favorevole a vendere la gestione dell’acqua alle multinazionali deve, con onestà, dirlo agli elettori, metterlo nel suo programma.
Poi, se gli elettori lo voteranno, potrà farlo, ma agire così è disonesto.
A mio parere ci sono alcuni beni che non possono essere di gestione privata perché sono, per natura, beni di tutti, come l’aria, il sole, l’acqua, altri perché strategici per la libertà di un paese, ad esempio la difesa, la magistratura, la scuola, le comunicazioni.
Oggi come oggi, se la Shell dovesse fallire, così come negli USA è fallita la Enron, non ve ne importa, perché andate a fare benzina in un altro distributore; ma il giorno che il vostro acquedotto sarà di Vivendi, multinazionale dell’acqua, e questa fallisce, cosa fate, vi attaccate ad un altro acquedotto? Restate qualche mese senz’acqua in attesa che qualcun altro rilevi l’azienda? E se quando Vivendi o chi per lui, che diventa proprietaria della vostra acqua, aumenterà i prezzi cosa direte, che è la normale legge del mercato e che se un bene è richiesto è normale che si alzi il prezzo?