Premessa
Il territorio della Provincia di Alessandria è caratterizzato da un elevato grado di biodiversità e di interesse per quanto riguarda gli aspetti naturalistici, dagli ampi greti fluviali planiziali, alle colline del Monferrato, alla catena appenninica, sono infatti presenti tipologie forestali uniche per il Piemonte, specie rare, specie endemiche (cioè presenti soltanto in un particolare luogo), aree naturali di interesse regionale e comunitario.
La possibilità di uno sviluppo realmente sostenibile risiede soltanto nel rispetto e nella valorizzazione delle tipicità locali. Esiste una grande necessità di investire in cultura, in formazione e sensibilità, nel creare una consapevolezza delle peculiarità e delle risorse ambientali del territorio, attraverso un turismo che rispetti e valorizzi il patrimonio locale, incentivando forme di agricoltura tese anche a preservare le varietà dei prodotti del territorio.
Tra gli obiettivi principali deve esserci quello di favorire l’integrazione della tutela degli habitat e delle specie con le attività economiche e con le esigenze sociali e culturali delle popolazioni locali; verso una politica di salvaguardia e riqualificazione degli habitat naturali, che passi attraverso l’integrazione con un’agricoltura sostenibile, ai paesaggi rurali che si integrino in armonia con le altre componenti ambientali a formare gli agroecosistemi che caratterizzano molti ambienti europei.
La Dichiarazione di Rio de Janeiro su Biodiversità, Ambiente e Sviluppo e le raccomandazioni dell'Agenda 21 stabiliscono alcune linee guida per uno sviluppo sostenibile che preveda una gestione globale delle risorse per assicurarne la redditività, consentendo la salvaguardia del nostro capitale naturale e culturale.
Ciò che genera dubbi e perplessità è l’assenza di una pianificazione in materia energetica, non è ancora stato definito in Piano energetico regionale, questo apre le porte a qualsiasi speculazione di privati, la convenienza di pochi a danno della collettività e dell’ambiente...
L’eolico
L’utilizzo di un’energia rinnovabile come il vento ci trova d’accordo, il problema si pone al momento della pianificazione, non deve essere il privato a proporre i progetti in base ad interessi economici propri, ma un’attenta pianificazione commisurata alle reali esigenze del territorio a dettare le regole.
Il problema dell’impatto delle centrali eoliche sull’ambiente e sulla fauna è di grande attualità, si tratta di veri e propri impianti industriali, localizzati, però, in molti casi, nelle aree di maggior interesse naturalistico e paesaggistico come, ad esempio, i crinali appenninici.
L’impatto riguarda anche la stabilità dei versanti, anche per i rilevanti movimenti di terra che l’apertura delle strade a questi impianti connesse, le fondamenta e quanto altro necessario richiedono inevitabilmente. E’ ampliamente dimostrato, da numerosi studi scientifici, come gli impianti eolici producano seri effetti negativi sulle comunità animali, in particolare su uccelli e pipistrelli. In alcuni casi è stato dimostrato come la collisione degli uccelli con aereogeneratori possa essere un fattore limitante per la conservazione di alcune popolazioni. I gruppi maggiormente interessati dal fenomeno sembrano essere rapaci, cicogne, aironi, secondariamente passeriformi e anatre, in particolare durante la migrazione. Oltre al pericolo della collisione diretta, per quanto riguarda la fauna, va considerata la perdita di habitat connessa alla costruzione degli impianti e l’attività di disturbo provocato dalle operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria. In particolare, per quanto riguarda le praterie appenniniche, occorre considerare il “principio di precauzione”, in quanto si tratta di ambienti di limitata estensione e molto vulnerabili. Oltre a ciò, in molti casi, si tratta di aree poste lungo le principali rotte migratorie per numerose specie di uccelli. A tal proposito, in un Simposio di zoologi sulla conservazione dell’avifauna è stata espressa una risoluzione che condividiamo e quindi
chiediamo
• che l’installazione di impianti eolici possa essere autorizzata, previe dovute valutazioni anche di altra natura (floristico-vegetazionale, faunistica in generale, paesaggistica etc.), solo in ambiti già fortemente degradati e, comunque, non interessati dalla presenza, stabile o temporanea, di specie di particolare interesse conservazionistico, escludendo altresì le aree suscettibili di recupero ambientale e comunque potenzialmente idonee a ospitare nuovamente popolazioni delle specie suddette;
• che l’installazione di impianti eolici vada comunque sempre esclusa in tutti gli ambiti di particolare importanza naturalistica del territorio nazionale (Oasi, Parchi, aree individuate in base alla Rete Natura 2000);
• che le eventuali autorizzazioni possano essere concesse solo se collegate a piani energetici elaborati per area vasta, quantomeno a livello regionale;
• che le valutazioni dell’impatto sull’avifauna, sui chirotteri e su altri gruppi particolarmente sensibili, siano basate su indagini conoscitive preliminari di durata non inferiore ad un anno, comprendenti definizioni quantitative e comportamentali dei popolamenti animali;
• che le valutazioni e le indagini di cui al precedente punto vengano sempre sottoposte a validazione da parte di pubblica autorità scientifica, indipendente e specializzata.
Conclusioni
Non si dovrà verificare che alcuni Comuni svendano uno dei beni più preziosi, un territorio ben conservato che, anche dal punto di vista dello sviluppo, è inevitabilmente legato al turismo sostenibile, alla conservazione della natura e a un’ attenta valutazione delle microeconomie.
Ciò che oggi riveste di enorme responsabilità la classe politica, più che in passato, è che essa deve trovare soluzioni valide di gestione del territorio per le generazioni che verranno, non per una effimera legislatura. Sono necessari impegno e coraggio politico per pianificare, insieme a tecnici competenti su tutti i livelli, una strategia finalizzata a permettere la sopravvivenza dei sistemi biologici, cercando di evitarne la sopraffazione da parte delle logiche dell’ economia. Ciò che la classe politica deve assumersi il coraggio di fare è di pensare globalmente, decidendo insieme ai cittadini quale sarà, a partire da oggi, il futuro del proprio territorio. La morale comune, nel ventunesimo secolo, non può ignorare questa necessità.
Non abbiamo bisogno di “valorizzazioni” estemporanee, ma piuttosto di azioni coordinate di gestione che spieghino alla gente il “Valore” dei luoghi nella loro identità, nel loro essere se stessi.
Basta solo decidere da dove cominciare e con chi.