EOLICO IN VAL CURONE E GRUE: TRE DOCUMENTI DI LAURA GOLA
L'IMPATTO SUGLI ANIMALI E IN PARTICOLARE SULL'AVIFAUNA
(altri due documenti seguiranno nei prossimi giorni)

Impatto delle centrali eoliche sugli animali, Stefano Allavena, dirigente Corpo Forestale dello Stato
Il problema dell’impatto delle centrali eoliche sul paesaggio, sull’ambiente e in particolare sulla fauna, sta uscendo prepotentemente alla ribalta.
Si tratta di veri e propri impianti industriali, ubicati però, in molti casi, nelle aree finora meglio conservate del nostro paese, come, ad esempio, le alte terre dell’Appennino.
Esercitano un pesante impatto sul paesaggio, sull’ambiente, sulla stabilità delle pendici anche per i rilevanti movimenti di terra che l’apertura delle strade ad essi connessi, le fondamenta e quant’altro necessario richiedono inevitabilmente.
Inoltre è ampiamente e scientificamente dimostrato, da numerosi studi, come gli impianti eolici producano seri effetti negativi sulle biocenosi e in particolare sugli uccelli e sui chirotteri. Tali effetti consistono essenzialmente in due tipologie d’intervento:
- diretto, dovuto alla collisione degli animali con parti dell’impianto, in particolare il rotore;
- indiretto, dovuto all’aumento del disturbo antropico con conseguente allontanamento e/o scomparsa degli individui, modificazione di ambienti (aree di riproduzione e di alimentazione), frammentazione degli habitat e delle popolazioni, ecc..
È evidente che la misurazione della mortalità dà valori molto approssimati per difetto. Infatti molte carcasse non vengono ritrovate in quanto possono essere spostate e divorate da altri animali quali topi, volpi o cani randagi.
Uno degli studi più significativi riguardante l’impatto sull’avifauna da parte delle torri eoliche è stato effettuato in California ad Altamont Pass, su un territorio dove esistono numerose installazioni eoliche.
Iniziò così uno studio durato sette anni durante il quale furono controllate a distanza 257 aquile, dotate di radio trasmittenti. Di queste, 100 sono state rinvenute morte, delle quali 42 per collisione con le torri eoliche (cioè il 42%). La conclusione dello studio, acquisiti i parametri riproduttivi della specie nel periodo in esame e considerando lo status iniziale della popolazione delle Aquile, ha evidenziato il pericolo di un veloce declino negli anni di questa popolazione .

Altri dati significativi, riguardanti l’impatto sull’avifauna delle centrali eoliche, provengono da una zona mediterranea a noi più vicina e simile sotto l’aspetto ambientale e cioè la Spagna.
Da questi dati si ricava che in un anno nei 5 impianti considerati perdono la vita almeno 7.150 uccelli. I rapaci, le cicogne ed i passeriformi migratori risultano tra gli uccelli più colpiti.
Sempre in Spagna, molto significativi sono i dati preliminari, riferiti agli anni 1997-99, di uno studio ancora in corso, in quanto sono stati ottenuti da un monitoraggio iniziato prima della costruzione dell’impianto eolico e pertanto offrono un quadro pre e post costruzione della centrale eolica. Questo studio evidenzia i cambiamenti nell’uso dello spazio e nella densità dei nidificanti per cinque specie di rapaci: Gheppio, Astore, Biancone, Pellegrino e Aquila del Bonelli. Di tali specie di rapaci diurni nidificanti, tre sono praticamente scomparse dall’area di studio dopo la costruzione del parco eolico, il Gheppio, pur evitando l’area, mantiene all’esterno dell’impianto una densità normale.
Relativamente all’Italia, Magrini (2003) ha riportato che nelle aree dove sono presenti impianti eolici, è stata osservata una diminuzione di uccelli fino al 95% per un’ampiezza di territorio fino a circa 500 metri dalle torri. In paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia, interessati da grandi flussi di migratori su vasti fronti, lo sviluppo dell’eolico sulle coste, sulle isole, nelle zone montane e collinari, sui valichi porterebbe come conseguenza inevitabile stragi intollerabili di uccelli migratori, destinate ad avere impatti pesanti sulla consistenza delle specie. I pipistrelli vengono anch’essi distrutti in gran numero dal movimento delle turbine.

• Indagine bibliografica sull’impatto dei Parchi eolici sull’avifauna, Tommaso Campedelli e Guido Tellini Florenzano, Centro Ornitologico Toscano

Collina
Le cifre relative al numero di collisioni sono varie, anche se si attestano su valori molto alti; in
genere per un periodo di studio di circa due anni, si riportano dalle 61 alle 259 carcasse ritrovate,
anche se una stima prodotta dalla BioSystems, indica in 300 i rapaci potenzialmente a rischio in un
periodo di tale durata.
In Spagna la specie maggiormente colpita risulta essere il Grifone. In generale, sia negli USA sia in
Europa, gli uccelli più colpiti sono Aquila reale e Poiane (Buteo buteo e B. jamaicensis), due specie
che rientrano nel panorama faunistico regionale e in particolare la prima, è inserita nella Lista Rossa
Regionale come specie rara.
Se i dati relativi alle collisioni possono presentare variazioni significative tra i diversi siti presi in
esame, sembra invece essere costante la diminuzione della densità degli uccelli nidificanti
all’interno degli impianti rispetto ad aree campione, con le medesime caratteristiche ambientali,
libere da tali infrastrutture.
Per quanto riguarda i passeriformi, il pericolo maggiore si ha durante la fase di migrazione, in cui si registrano altezze medie di volo maggiori rispetto a quelle registrate per i residenti e/o nidificanti.
Coste e rive
In entrambi i casi, le altezze di volo registrate rientrano ampiamente nell’area di rotazione delle pale degli aereogeneratori, sebbene, nel caso della migrazione “continua”, le altezze di volo siano molto più variabili
Gli uccelli sottoposti al rischio maggiore sono i migratori notturni, soprattutto quando, alla ridotta
visibilità, si aggiungono condizioni atmosferiche avverse.
Anche in questo caso la diminuzione della densità di uccelli residenti, e quindi anche nidificanti,
risulta molto alta: Winkelman (1990) registra una riduzione compresa tra il 69 e il 95%
Mare aperto
Gli autori si “limitano” ad indagare le caratteristiche di volo degli uccelli, evidenziando in particolare la distanza dalla linea di costa a cui passano la maggior parte degli stormi di migratori e la relativa altezza. Secondo Dirksen et al.(1996 e 1998) la fascia compresa fra 0 e 700 m, a partire dalla linea di costa, risulta la più frequentata dagli stormi in migrazione; anche le altezze sembrano indicare un alto rischio di collisioni (minori di 30 m).
Aree coltivate e pianure
Per quanto riguarda le collisioni, Clausager (1995) registra un aumento durante la fase migratoria; Hanowski (1998) afferma che i migratori sono le specie più a rischio, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse che comportano una riduzione delle altezze di volo e una diminuzione della visibilità.Alcuni autori riportano dati relativi alla perdita di habitat anche per molte specie che si nutrono al “pascolo” come le Oche e le Gru; per quest’ultima specie, la costruzione di infrastrutture e impianti,potrebbe compromettere la conservazione della popolazione tedesca (Nowald, 2001).
Foreste
In questa tipologia rientra un solo lavoro, realizzato nel Vermont (USA), ed è quindi impossibile
confrontare esperienze differenti; si fa presente esclusivamente che anche in questo caso si
evidenziano significative diminuzioni nella densità delle specie nidificanti. Per i rapaci la specie più
a rischio risulta l’Astore, anche se notevoli diminuzioni si registrano per avvoltoi e rapaci in genere.
Montagna
Un’ulteriore prova del fatto che i rapaci sono in assoluto, il gruppo più colpito. Molto alto sembra il
rischio per gli uccelli migratori, in particolare per i passeriformi. Orloff (1992) individua in una futura espansione degli impianti eolici, una seria minaccia per la conservazione delle popolazioni di Aquila reale e Condor della California.
Dall’analisi di tutti gli studi citati si può concludere che:
1. il pericolo di collisioni con aereogeneratori è reale e , potenzialmente, un fattore limitante per la
conservazione di popolazioni ornitiche. Gli uccelli più colpiti sembrano essere in assoluto i
rapaci anche se tutti gli uccelli di grandi dimensioni, ad esempio cicogne e aironi, sono potenzialmente ad alto rischio; seguono poi i passeriformi e le anatre, in particolare durante il periodo di migrazione. Si fa notare per inciso che numerose collisioni vengono registrate anche per i pipistrelli, in particolare per le specie forestali.
2. oltre al pericolo derivante dalla collisione diretta, ci sono altri tipi di impatto che occorre
considerare, prima fra tutte la perdita di habitat. La diminuzione degli spazi ambientali è una
delle cause maggiori della scomparsa e della rarefazione di molte specie.
3. il disturbo provocato dalle operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, vengono
indicati da molti autori, come una delle cause principali dell’abbandono di queste aree da parte
degli uccelli, in particolare per le specie che nidificano a terra o negli arbusti. Questo è
particolarmente rilevante sia per i rapaci che per i passeriformi.

• Varie da Lista vertebrati (forum di discussione tra zoologi che si occupano della biologia dei Vertebrati)
Uno dei motivi per cui gli uccelli andrebbero a sbattere contro queste strutture, secondo alcuni studi, sarebbe dovuto al fenomeno della "persistenza dell'immagine sulla retina", fenomeno che fa
apparire un corpo in movimento come fermo (detto in maniera molto semplicistica). Occorre quindi distinguere fra ciò che vediamo noi e ciò che vede un uccello. E' quindi necessario pianificare e valutare quanti aerogeneratori è possibile costruire in Italia, in modo sostenibile per l'ambiente nel suo complesso.
Un impianto eolico nella zona dello stretto di Gibilterra fu chiuso poichè in un solo giorno morirono oltre 60 grifoni.
Sulla rivista spagnola Quercus la femmina adulta di aquila reale di una coppia presente nel territorio, dove è stato costruito un impianto eolico, dopo cinque anni, è morta falciata da una pala dell'impianto. Pensando alla bassa densità di aquile reali in Appennino con pochissime coppie territoriali la realizzazione di impianti eolici negli home-range delle coppie appenniniche porterebbe all'estinzione delle popolazioni locali in pochi anni.
Bisogna affermare il principio di precauzione considerando che gli habitat relativi alle praterie primarie e secondarie appenniniche sono di limitata estensione e molto vulnerabili.
Non è possibile che i Comuni svendano uno dei beni più preziosi, anche dal punto di vista del loro sviluppo che è inevitabilmente legato al turismo sostenibile, e perciò alla conservazione della natura e di un paesaggio integro. Aggiunge in proposito il Presidente di un Parco: "tutti ci rendiamo conto dei problemi finanziari che assillano i Comuni. Ma quello che oggi serve al territorio è realizzare un modello di sviluppo legato al turismo sostenibile: questo è la strada che abbiamo imboccato con le Comunità Montane e i Comuni nell'ambito del nuovo Sistema Turistico Locale che ha sposato questa filosofia".
Il Ministro dei Beni Culturali ed il Ministro dell'Ambiente lo scorso anno..., in forma congiunta ed ufficiale, hanno segnalato la insostenibilità delle centrali eoliche riferita alla gran parte del
territorio e del paesaggio italiani.
Il mondo agricolo, Coldiretti in testa, a sua volta ha ravvisato in questi abnormi insediamenti industriali, che in Italia necessariamente dovranno invadere le terre agricole alte, i pascoli ed i crinali delle montagne, un detrattore ambientale che metterà in crisi le politiche di sostegno alla agricoltura multifunzionale dei prodotti tipici, della preservazione ambientale e dell'accoglienza agrituristica.
A fronte di tutto questo, laddove servirebbero prudenza e moderazione, dovendo agire nell'Italia del paesaggio storico più delicato del mondo, ignoti dirigenti e funzionari dell'industria e dell'ambiente preparano il colpo di mano a favore degli speculatori del vento.
Il 23 giugno infatti una commissione costituita da rappresentanti di diversi Ministeri, ma non, stranamente, del Ministero per i beni e le attività culturali darà inizio all'iter di approvazione di un decreto legislativo sulla materia.
Si tratta di dare applicazione alla direttiva europea N. 2001/77/CE del 27 settembre 2001 che, giustamente, sollecita e promuove le energie rinnovabili. Il testo normativo predisposto, che giungerà
all'esame dei vari ministeri competenti già lunedì prima di essere portato in Consiglio dei Ministri è semplicemente scandaloso. Tutte le procedure usuali poste a garanzia di interessi primari quali il paesaggio, l'ambiente, la fauna, le stesse prospettive di sviluppo delle popolazioni locali vengono azzerate.
Viene concessa la dichiarazione di indifferibilità e di urgenza, proprie di opere pubbliche di importanza primaria, e si concentrano procedimenti complessi e diversissimi (quali il nulla osta ambientale
e la VIA) in un unico provvedimento regionale, addirittura delegabile ai Comuni. Una inaccettabile e scandalosa procedura supersemplificata, che somiglia addirittura in peggio a quella predisposta dal Ministero dell'Ambiente gestione Ronchi, giustamente insabbiata, dopo che sull'eolico sono caduti i veli dell'energia pulita che fa tutti più belli, più buoni e più responsabili.
Qualora questo testo dovesse passare, l'assalto eolico alle montagne, ai pascoli, ai boschi ed ai borghi più belli e conservati d'Italia non avrebbe più freni.
Con migliaia e migliaia di torri gigantesche, una trasformazione epocale avvilirebbe l'Italia più bella e il patrimonio intoccabile della Nazione.

COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO
Risoluzione in merito all’impatto degli impianti eolici sui rapaci e sull’avifauna in genere
I partecipanti al 1° Convegno Italiano sui Rapaci diurni e notturni
premessa
la propria consapevole condivisione dello sviluppo di produzioni energetiche attraverso fonti rinnovabili, ma ritenendo che le relative tecnologie non possano essere applicate acriticamente e senza attenta valutazione dell’impatto sull’ambiente naturale,
esaminati
numerosi documenti, fonti bibliografiche, dati e considerazioni circa l’impatto degli impianti eolici sui rapaci e sull’avifauna in genere,
verificato
•che i risultati di studi condotti in molte parti del mondo evidenziano spesso pesanti effetti degli impianti eolici su popolazioni di rapaci e sovente su intere comunità ornitiche, in termini di consistenti incrementi della mortalità e perdita di habitat,
•che l’impatto sull’avifauna è determinato non solo dalla presenza e dal funzionamento delle turbine ma anche dalla realizzazione delle strade e altre infrastrutture di servizio e degli elettrodotti annessi nonché dalla facilitata accessibilità di aree in precedenza poco o nulla frequentate,
considerato
•che le praterie montane ed altre aree del territorio nazionale, quali le isole, rivestono una fondamentale importanza come habitat di un gran numero di specie di uccelli stanziali e migratori fra cui moltissimi rapaci,
•che gran parte di queste specie risultano già naturalmente rare e/o minacciate da altri fattori e che pertanto sono classificate come meritevoli di particolari sforzi di conservazione secondo studi e determinazioni nazionali e comunitarie (Liste Rosse, Direttive CEE etc.),
•che gli habitat in questione risultano di altissimo valore biologico e rappresentano altresì una porzione estremamente ridotta del paesaggio geografico nazionale,
identificano
la realizzazione di impianti eolici nelle aree considerate come una grave minaccia aggiuntiva per i rapaci e per l’avifauna in genere, capace di determinare estinzioni locali, declino di popolazioni anche in ambiti vasti e conseguente perdita di biodiversità.
Per quanto sopra detto e considerando che il ricorso alla produzione energetica da fonte eolica risulta recare un contributo irrilevante alla soluzione del problema delle emissioni di gas-serra,
esprimono
forte preoccupazione per il recente proliferare di richieste di autorizzazione per impianti eolici in numerosi ambiti di notevole pregio ambientale e di importanza strategica per l’avifauna,
chiedono
•che l’installazione di impianti eolici possa essere autorizzata, previe dovute valutazioni anche di altra natura (floristico-vegetazionale, faunistica in generale, paesaggistica etc.), solo in ambiti già fortemente degradati e comunque non interessati dalla presenza, stabile o temporanea, di specie di particolare interesse conservazionistico, escludendo altresì le aree suscettibili di recupero ambientale e comunque potenzialmente idonee a riospitare popolazioni delle specie suddette;
•che l’installazione di impianti eolici vada comunque sempre esclusa in tutti gli ambiti protetti del territorio nazionale (Oasi, Parchi e Riserve Naturali etc.) nonché nei siti candidati a far parte della rete protetta Natura 2000 (SIC, ZPS);
•che le eventuali autorizzazioni possano essere concesse solo se collegate a piani energetici elaborati per area vasta, quantomeno a livello regionale;
•che le valutazioni dell’impatto sull’avifauna, sui chirotteri e su altri gruppi particolarmente sensibili, siano basate su indagini conoscitive preliminari di durata non inferiore ad un anno, comprendenti definizioni quantitative e comportamentali dei popolamenti animali;
•che le valutazioni e le indagini di cui al precedente punto vengano sempre sottoposte a validazione da parte di pubblica autorità scientifica, indipendente e specializzata.

La presente risoluzione è stata discussa ed approvata per acclamazione dai partecipanti al 1° Convegno Italiano Rapaci diurni e notturni riuniti in assemblea plenaria il giorno 10 marzo 2002 a Preganziol (Treviso).

Mitigazione dell’impatto
1. occorre evitare di costruire impianti eolici in aree ad alta valenza naturalistica, in particolare se è
nota la presenza, anche per periodi brevi, di specie particolarmente sensibili e rare.
2. occorre evitare di costruire impianti eolici in prossimità di zone umide, bacini e laghi,
specialmente se dislocati lungo le rotte migratorie.
3. occorre evitare di costruire impianti eolici tra aree di roosting e le aree di alimentazione degli
uccelli.
4. occorre evitare di costruire impianti eolici in vallate strette e lungo le “spalle” delle colline
(crinale e zone immediatamente adiacenti ad esso) e delle montagne, in particolar modo in caso
di pendenze elevate. Qui infatti, i venti risultano più forti e tali da modificare l’assetto di volo
degli uccelli.
5. sarebbe opportuno costruire impianti eolici in aree già interessate da altre infrastrutture, per
contenere al massimo la perdita di habitat.
6. occorre evitare la costruzione di impianti eolici con aereogeneratori disposti in lunghe file; la
disposizione in “clusters” (raggruppata) permetterebbe infatti una minore occupazione del
territorio circoscrivendo gli effetti di disturbo ad aree limitate.
7. nel caso di aereogeneratori disposti in file, prevedere in fase progettuale la presenza di varchi
che agevolino il passaggio degli uccelli migratori.
8. ultimo, ma non certo per importanza, la concessione per la realizzazione di un impianto
dovrebbe essere subordinata ad una accurata definizione dell’impatto ambientale, che prenda in
considerazione tutte le caratteristiche biotiche e abiotiche dell’area in oggetto. Occorre prestare
particolare attenzione agli aspetti comportamentali delle singole specie, che possono variare di
zona in zona, dipendentemente dalle variabili ambientali.