8 settembre 2003
“I COSTI DEL PROGRESSO” SECONDO “IL POPOLO”
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI TORTONA
Certo don Maurizio Ceriani, autore dei corsivi di apertura del giornale della
Curia tortonese - che supponiamo riflettano la linea ufficiale del giornale
- scrive articoli sui quali assolutamente non concordiamo. Fin qui nulla di
eccezionale e la cosa non ci turba anche se dispiace che non ci siano affinità
di vedute con un così abile e vivace articolista.
Non possiamo però non replicare, sia pure brevemente, al corsivo del
28 agosto, dal titolo I COSTI DEL PROGRESSO in cui, in sintesi, si afferma;
“C’è in giro una psicosi collettiva antinucleare, anticentrali,
antidiscariche, antiantenne, antielettrodotti e via dicendo. E’ tutto
un nascere, al grido di INQUINA,INQUINA, di comitati e manifestazioni per impedirne
la realizzazione. Occorre maggiore serietà culturale ed è il caso
di chiederci come si può pretendere di godere di ogni ritrovato della
tecnologia e insieme pretendere che non si produca energia, se non lontano da
noi. … Se non vogliamo la produzione non ci resta altra soluzione se non
evitare i consumi. Ma chi riesce più a vivere senza computer, senza TV,
senza congelatore, senza macchina del caffè espresso, senza lavastoviglie,
senza condizionatore, senza auto e …senza progresso?”.
Vorremmo anzitutto ricordare a don Maurizio che papa Giovanni Paolo II afferma
ben altre cose sulle problematiche ambientali e vorremmo ricordargliene una
per tutte, risalente al 1994 : “L’ambiente è spesso considerato
come un oggetto di conquista e di sfruttamento, una vera e propria preda, con
conseguente danno per gli equilibri dell’ecosistema, per la salute degli
abitanti e per le generazioni future. L’equilibrio ha raggiunto un punto
critico sotto la spinta della ricerca del profitto senza limiti”.
Riportiamo anche quanto scritto dal direttore di “Sette giorni”
a proposito e che ringraziamo per averci segnalato una grave presa di posizione
che altrimenti ci sarebbe sfuggita e che ci avrebbe impedito, oltretutto, di
capire perché i nostri comunicati ai giornali, relativi alla assurda
concentrazione di quattro centrali a ridosso di Tortona, non venivano mai pubblicati
da ”Il popolo”.
Così commenta Mauro Maruffo: “La presa di posizione del giornale
della diocesi di Tortona è un poco sconvolgente e comunque inaspettata.
Fino ad ora, infatti molti sacerdoti della diocesi e moltissimi cattolici si
sono schierati apertamente e senza tentennamenti contro l’insediamento
di nuove centrali elettriche e di nuovi impianti inquinanti. Ora “Il popolo”
è chiarissimo: largo al progresso, indiscriminato, senza alcuna analisi
critica, senza nessun distinguo e quindi largo alle centrali, equivocando sulla
posizione di coloro che non vogliono affatto bloccare il progresso e le centrali,
ma indicano altre vie per ottenere energia. Si può essere per il progresso
(veramente non proprio per questo tipo di progresso) ed ugualmente essere contro
nuove centrali, perché basterebbe utilizzare al meglio quelle esistenti,
ammodernarle, rilanciare in Italia gli investimenti per l’energia pulita
e perseguire una politica economica che punti ai risparmi energetici. Il progresso,
quello vero, in questi campi ha fatto veramente passi da gigante. Basta volerli
seguire. Ma per il giornale della diocesi, il progresso (quello dei mille elettrodomestici,
della macchina per il caffè, dei condizionatori, ecc) non può
e non deve essere fermato.”
In merito alla neppur tanto sottintesa accusa di egoismo e di ipocrisia da parte
dei comitati, va bene, mettiamola pure su questo terreno e valutiamo un attimo
con attenzione se è proprio da ipocriti, prendendo come spunto la questione
centrali che più sta a cuore a don Maurizio, battersi affinché
- in un territorio di 20 chilometri di raggio non si concentrino ben quattro
centrali per complessivi 3200 megawatt (esattamente quanto, secondo i nostri
governanti servirebbe per tutta l’Italia nord-orientale)
- venga fatta una valutazione complessiva dell’impatto ambientale sotto
forma di ossidi di carbonio, ossidi di azoto, enormi masse di aria calda a 50
gradi, vapore acqueo a 90 gradi (che i tecnici paragonano a quello equivalente
a una città come Napoli) e non valutazioni singole che non tengono conto
di quanto già pagato, sotto forma di vivibilità, dalle popolazioni
- non si vada a distruggere la principale fonte di ricchezza del nostro territorio,
ossia una campagna particolarmente fertile e ricchissima di acque, riducendo
fortemente le risorse di una agricoltura che veramente è in linea con
il progresso.
A ulteriore dimostrazione di quanto poco seria sia l’accusa di scarsa
serietà culturale, va ricordato che i Comitati di cittadini del nostro
territorio hanno accettato, sia pure con tutta una serie di limitazioni (che
forse limiteranno i profitti ma aumenteranno le garanzie di tutela della salute),
una centrale sulle quattro previste (Ansaldo di Alessandria, Edison di Casei,
ASM di Voghera e quella di Sannazzaro, oltre al grande impianto chimico della
Solchem (con esclusione dello smaltimento reflui pericolosi provenienti dall’esterno).
Un invito, caro don Maurizio: invece di darci bacchettate sulle dita e fare
battute maliziose, partecipi alle nostre assemblee, ospiti i nostri scritti,
venga a sentire le ragioni dei comitati di cittadini. Non le chiediamo di mettersene
a capo come fanno in varie parti d’Italia molti suoi colleghi, le chiediamo
solo attenzione e un filino di umiltà, poi, per carità, ognuno
tranquillamente per la sua strada.
A.B.