20 luglio 2003
Acqua o cemento: si deve scegliere!
ALTRO CHE LE OVVIETÀ BERLUSCONIANE SULLA PRIORITÀ ACQUA!
QUATTRO ESEMPI DI GESTIONE SBAGLIATA LUNGO LO SCRIVIA
Viene la voglia di invitare gli abitanti della Val Lemme e della Valle Scrivia
alla diserzione di «qualsiasi provvedimento amministrativo che imponga
loro di risparmiare l’ acqua».
Ma questo tipo di disobbedienza non fa parte della cultura di chi rispetta l’ambiente.
Il popolo dell’acqua, inteso come la gente che protesta e manifesta per
un diritto che è riconosciuto anche nei paesi del terzo mondo, non scenderà
mai al livello di quei politici, amministratori locali e onorevoli, che oggi
sono pronti a sacrificare anche l’acqua (che scarseggia) per soddisfare
interessi privati e speculativi.
Non scenderemo mai così in basso!
Se ci chiederanno di chiudere i rubinetti, di abbandonare orti e raccolti (non
certo per soddisfare la fame di cemento e di danaro di un privato) noi obbediremo,
anche se è una cosa talmente assurda da sembrare persino avulsa dalla
realtà.
Accetteremo di buon grado di non sprecare l’acqua, di lavarci i denti
a secco o la faccia senza sapone, di fare la doccia solo una volta alla settimana
e di mettere una pietra nello sciacquone, di veder avvizzire i giardini così
amorevolmente curati durante la primavera, ecc. perché sappiamo che è
un comportamento civile e socialmente necessario. È molto probabile che
se da qui a metà agosto non piove saremo costretti a fare questo. Incivile,
barbaro, idiota e completamente fuori dal mondo è invece il comportamento
di chi è pronto a sacrificare l’acqua di tutti per un progresso
di pochi.
Ma è dovere di tutti sapere, e far sapere, che non sarà solo l’effetto
serra a privarci dell’acqua (è troppo facile attribuire la responsabilità
del nostro disagio agli americani o ai giapponesi), ma che, se ci sarà
scarsità di acqua, sarà anche colpa di chi ci amministra, politicamente
e localmente.
Stanno bene, nell’immediato, i provvedimenti che ho appena citato, a titolo
di esempio, e che coinvolgono i cittadini e le loro azioni quotidiane: ma a
lungo andare, se la tendenza meteorica non cambia (e ormai troppi scienziati
sono convinti che non cambierà), anche le scelte strutturali e infrastrutturali
dovranno adeguarsi ad essa. Ossia, meno cemento e più acqua: non si può
fare altrimenti.
Citerò quattro esempi di scelte a tutto cemento gravanti sul nostro territorio
che avranno sicuramente l’effetto di peggiorare la situazione idrica del
basso alessandrino. Alcune sono già operanti, alcune in itinere, alcune
per ora solo accennate, ma molto pericolose.
1) Della cava Cementir del Rollino ho già parlato tante
volte. Ne parlano già in tanti: non serve dilungarsi. Una scelta che
grazie all’avvallo imbecille di molti politici ha raggiunto livelli che
trascendono la realtà. Se ne parla spesso sul "Nostro Giornale",
a volte con termini anche duri, offensivi, che se i sostenitori della cosa avessero
un po' di dignità e di orgoglio dovrebbero, come minimo, affrontarci
a duello. Invece tacciono, si beccano gli insulti e tacciono: forse aspettano
vigliaccamente la prima pioggia. Il prossimo anno ci sono le elezioni e credo
sia un dovere di chi è sensibile al problema dell’ acqua fare tutto
il possibile perché politicanti più attenti agli interessi privati
che a quelli del loro elettorato, non siano più eletti.
2) La linea ad Alta Velocità significa sacrificio per
molte falde appenniniche. Probabilmente vedremo sparire molte delle sorgenti
che oggi riempiono i rubinetti di Rigoroso e arricchiscono lo Scrivia. Abbiamo
già abbondantemente documentato la scarsa utilità dell’opera
a confronto di un bilancio costi–benefici e delle possibilità di
interventi alternativi. Adesso, a fronte di questa nuova (anche se prevedibile)
situazione, l’opera da inutile diventa deleteria.
3) I centri commerciali che sorgono come funghi fra Novi e
Serravalle invadono migliaia di ettari di terreno rendendolo impermeabile. Queste
colate di cemento non provocano solo impatto paesaggistico, cancellando la memoria
dei luoghi, delle colline spianate, delle ex vallette ora riempite di auto parcheggiate;
causano anche una pericolosa esaltazione del carattere torrentizio dello Scrivia
(lo aveva previsto anche l’Ing. Giuliano Cannata nel suo "Studio
di Pianificazione". Basta fare i conti della quantità di acqua che
si riversa improvvisamente e velocemente nel fiume ogni volta che piove. Se
si tratta di un nubifragio piuttosto violento sono decine di migliaia di metri
cubi che possono anche rendere il fiume molto pericoloso. Ma anche se si tratta
di una semplice pioggia l’acqua che scorre via veloce dai piazzali di
asfalto e dai capannoni prefabbricati non alimenta più le falde freatiche
del terrazzo alluvionale del fiume. L’acqua nei pozzi della Frascheta
sarà sempre più scarsa e lo Scrivia, pur accentuando le sue portate
massime (l’"onda di piena") vedrà ridursi le sue portate
medie (di "morbida") e diventerà una sterile "fiumara"
durante le portate di "magra", le quali non porteranno più
nulla (neppure quel mezzo metro cubo al secondo accertato dallo studio Cannata).
Già oggi si può osservare un impoverimento delle sorgenti che
sgorgano dal terrazzo alluvionale della Frascheta.
4) Se non si vuole veder sparire il Borbera occorre che non si parli più
di autostrada della Val Borbera. I motivi sono gli stessi esposti
sopra, semplici da capire, anche per chi amministra la valle: intercettazione
di falde durante la costruzione dell’opera (vedi la linea ad Alta Velocità)
e ampia cementificazione con impermeabilizzazione di vaste aree. D’altra
parte basti osservare come tanti corsi d’acqua a carattere torrentizio
siano quasi spariti a seguito del passaggio presso di loro di grandi arterie
stradali: l’esperienza dovrebbe insegnarci qualcosa. Quindi l’autostrada
non sarà solo un inesorabile abbrutimento della valle, ma anche la sua
morte spirituale, con la fine del Borbera.
Quando, (forse non subito, ma sicuramente entro pochi anni) potremo osservare
le conseguenze nefaste delle situazioni descritte, dovremo ricordare che la
colpa è soprattutto di chi ci ha malamente amministrato avallando col
suo peso politico scelte a tutto cemento che hanno distrutto la natura e reso
povere le nostre fonti.
Renato Milano