Divagazioni a margine del Social Forum di Tortona
Martedì undici dicembre 2002 il Forum sociale tortonese ha tenuto una
interessante assemblea sui temi della guerra, della fame e della povertà,
con la partecipazione di rappresentanti di Emergency e di associazioni solidaristiche.
In qualità di aderente al "Social forum di Tortona" vorrei
aggiungere un paio di spunti di riflessione, non su questi aspetti trattati
da persone ben più competenti del sottoscritto, ma su temi che durante
l'incontro erano necessariamente in secondo piano, pur non essendolo nel dibattito
interno del movimento NO GLOBAL. Il tutto in un'ottica tortonese.
Sento parlare e leggo di un sacco di progetti per creare ulteriori infrastrutture,
strade, nuove aree attrezzate per centri logistici, inceneritori, centri commerciali,
centrali, smaltitori, nuove linee a 380 mila volt, giganteschi piazzali ricoperti
da capannoni, e via cementificando.
Partiamo da una immagine, l'ex Frascheta che si estendeva a sud di Tortona,
verso Novi e verso Arquata: totale e rapidissimo degrado naturalistico. La stessa
cosa sta avvenendo ovunque e scompaiono non solo terreni coltivati, alberi e
siepi; ma anche cascine, frazioni e condizioni di vivibilità.
Una volta ci si arricchiva sfruttando le risorse minerarie e l'uomo (schiavo
o proletario che fosse). Ora ci si arricchisce saccheggiando e depauperando
la natura che, essendo patrimonio comune, viene considerata tranquillamente
oggetto di rapina legale dai "furbi", dai disonesti, dai miopi. Non
voglio passare per un cinico, che non sono, ma provocatoriamente vorrei dire
che l'uomo sfruttato era un bene prezioso, avvilito e distrutto, ma riciclabile.
Così non sarà per la natura.
E tutto questo per che cosa? Per velocizzare i nostri ritmi di vita, mentre
avremmo bisogno di rallentarli, di farci raggiungere dalle nostre anime di cui
non ci curiamo più e che lasciamo lontane alle nostre spalle e riflettere
su che razza di mondo stiamo rabberciando.
Per esaltare una nuova forma di paganesimo il cui triangolo illuminante è
il profitto, il nostro benessere personale, il nostro senso di potere.
Per creare mille nuovi bisogni inutili, superflui, deviati, perdendo di vista
quelli autentici sia in proiezione interiore che in visione comunitaria.
Leggevo, a giustificazione della necessità del Terzo valico per l'Alta
Velocità, che si prevede un aumento del trasporto merci di ben 8 volte
entro il 2024. Nessuno di questi ingegneri ha evidentemente un supporto filosofico
- etico.
Probabilmente non riflettono sulla qualità delle merci, di quante cose
inutili stiamo riempiendo le nostre case, di quanta illogicità sia alla
base di questa esasperazione del consumismo, di quanti danni
procuri ricavare le materie prime, trasportarle o produrre oggetti sfruttando
i paesi del terzo mondo, depositarli in giganteschi deserti cementificati, convincerci
della loro "necessità" ed infine smaltirli nascondendoli con
la tecnica dei gatti o distruggendoli. In nome del "progresso" dell'"arricchisciti
ora", del "chi se ne frega del dopo" si spazzano via non solo
i paesaggi della nostra infanzia, ma anche tutto ciò che ha dato valore
e significato alla nostra giovinezza e arricchito di ideali solidaristici il
nostro modo di pensare.
Tutto tende a istupidirci, a uniformarci, a darci la beatitudine del beota.
A mio parere essere veri cristiani, autentici marxisti, convinti anarchici (ideali
che apprezzo nelle loro motivazioni di base) vuol dire rifiutare il sacrificio
dell'ambiente per il guadagno, i ritmi di vita sempre più nevrotizzati,
la mercificazione dei bisogni elementari, l'acquiescenza dell'onesto di fronte
al disonesto; vuol dire mettere genuinamente a disposizione della comunità
le proprie capacità; vuol dire battersi affinché i diritti alla
cura della salute, al lavoro, alla istruzione e alla libertà di pensiero
vengano tutelati; e infine far sì che i valori di vita siano ben altri
da quelli che ci propinano in tv.
Antonello Brunetti