28 ottobre 2000
AD OGNI ALLUVIONE: "Dagli, dagli all'untore!"
Ho letto sull'ultimo numero di "Sette giorni" un articolo intitolato
"È necessario pulire il letto dei torrenti", articolo
non firmato, il cui contenuto mi trova quasi del tutto consenziente, eccetto
che per la frase finale "e che i Verdi strillino pure a vuoto!",
che è perfettamente in linea con i tanti anatemi sentiti in questi giorni
in TV contro i "verdi".
Eccoci di nuovo al classico mettersi due fette di salame davanti agli occhi,
sentire da che parte tira il vento e adagiarsi nella classica e feroce ricerca
del capro espiatorio, dell'agnello sacrificale, del nemico da demonizzare, del
diverso da linciare.
Come per la ricerca dell'untore che spennellava le porte di chi avrebbe poi
avuto la peste, così ora tutte le responsabilità della crimilità
vengono attribuite all'"albanese", delle variazioni climatiche alla"natura
assassina", delle alluvioni ai "verdi", dell'inquinamento delle
razze all'Islam o agli ebrei.
Nessuno è depositario del bene o del male e perciò, di fronte
a ciò che non va dobbiamo anzitutto fare autocritica e poi individuare,
senza pregiudizi o ricerca di comodi bersagli, le effettive responsabilità.
A cosa serve mitizzare, come si fa in questi mesi, la nostra religione se non
sappiamo applicare i suoi insegnamenti, quali il "Scagli la prima pietra
chi è senza peccato"?
Se la natura cambia i suoi comportamenti la colpa è di tutti noi che
non solo non ci opponiamo, ma spesso osanniamo interventi sbagliati, quali la
copertura impermeabile di ampie estensioni di territorio con cemento e asfalto.
Certo, in generale diciamo di no, ma poi, nello specifico, accettiamo e chiediamo
nuovi capannoni, nuove strade, nuovi piazzali, altri centri commerciali e interporti.
Non sappiamo rinunciare neppure a una sola comodità che il consumismo
ci assicura, a spese della natura e di modelli di vita più rispettosi
degli autentici valori del vivere collettivo. Non mi riferisco esclusivamente
alle cementificazioni e impermeabilizzazioni del territorio, ma anche ai mille
altri aspetti di equilibrio uomo-natura che stanno saltando.
E' più comodo (e sciocco) individuare un "untore" che riflettere
sulle molte responsabilità rappresentate dalle nostre piccole inadempienze
e da ammiccamenti utilitaristici.
Ritornando ai "verdi" (così come vengono denominati con tono
spregiativo coloro che dicono basta alla distruzione della natura e chiedono
un futuro per chi verrà dopo di noi) mi si citi, per favore, un solo
"verde"o una persona tanto scema da chiedere che il corso dei fiumi
diventino strisce di fitta vegetazione. Vorrei nome e cognome del "verde"
che "ha paracadutato lupi e vipere" dall'elicottero sulle nostre colline
o che ha distribuito coppie di nutrie lungo i corsi d'acqua del nord.
Sono affermazioni che ho sentito fare in questi giorni a dimostrazione che "ra
madar di luch l'è sempar péna".
- Gli ambientalisti chiedono solo che i fiumi non diventino rigagnoli rettificati
e cementificati; che le lanche e le aree golenali non si riempiano di capannoni,
piazzole asfaltate, piste e strade.
- Gli ambientalisti chiedono manutenzione costante dell'alveo, casse di espansione
e aree esondabili per assorbire le piene.
- Gli ambientalisti chiedono il blocco di nuovi insediamenti; la cessazione
della copertura impermeabile delle aree destinate all'agricoltura; il recupero
dei terreni demaniali occupati o acquisiti in un'epoca di "forte distrazione"
da parte di chi doveva invece conservarli per i fiumi.
- Gli ambientalisti chiedono sacrifici e rinunce ed è per questo che
risultano antipatici e fastidiosi; nessuno, nei fatti, è disposto a fare
rinunce per chi verrà dopo di noi, anche se a chiacchiere tutti sono
pronti al sacrificio.
Quella conclusione sugli "strilli dei verdi", mi perdoni l'estensore
dell'articolo, non ha alcun senso e ne voglio offrire una prova concreta.
Io sono un "verde", nel senso che godo della bellezza e della varietà
della natura e vorrei che questa possibilità venisse offerta anche ai
figli dei nostri figli. Ebbene in uno degli ultimi documenti che ho redatto
e consegnato mesi or sono, quando ero ancora vicesindaco di Castelnuovo, dopo
una trentina di pagine di documentazione, di cartine, di sezioni d'alveo, di
foto aeree, si proponeva.
- l'immediato intervento di deforestazione dell'alveo da Castelnuovo sino al
Po;
- una manutenzione costante;
- la ricostruzione degli argini distrutti, con eventuali ampliamenti per aumentare
le casse di espansione e le zone di laminazione (con conseguente attenuazione
dell'onda d'urto e della violenza delle piene);
- la movimentazione di ghiaia nelle zone di forte erosione e l'asportazione
in corrispondenza di grossi depositi ghiaiosi;
- l'ampliamento dell'alveo del fiume fra Castelnuovo e Molino,
- la regolamentazione degli sbarramenti sulla parte alta del nostro torrente,
finalizzati agli approvigionamenti idrici liguri che inaridiscono per mesi lo
Scrivia consentendo la crescita di vegetazione anche nell'alveo ordinario.
Questi non mi sembrano "strilli" isterici, ma richieste sensate e
preoccupate che, purtroppo, non trovano orecchie attente presso il Magispo.
Infine, se proprio si insiste nell'attribuirci strilli, ve ne lancio uno: Basta
con questa pazzia di sostituire il verde della natura con il grigio del cemento
e il nero dell'asfalto; il nostro futuro non è l'insieme di megacentri
commerciali, di vaste aree di deposito di una infinità di merci, di fittissimi
nastri di asfalto, del proliferare di giganteschi capannoni. Va fatto un ripensamento
generale di questo "progresso", che, a mio avviso, è solo distruzione
irreversibile.
ANTONELLO BRUNETTI